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La partecipazione femminile al lavoro nel mondo: 14 infografiche per leggere il divario di genere

Redazione

Dal 1° al 17 novembre, abbiamo pubblicato una serie di 14 infografiche dedicate al rapporto tra il tasso di partecipazione femminile e quello maschile alla forza lavoro nel mondo, sulla base delle stime ILO raccolte dalla Banca Mondiale.

Le infografiche propongono una graduatoria globale dei paesi, suddivisa progressivamente per fasce di posizione, mostrando come varia il rapporto tra la partecipazione economica delle donne e quella degli uomini nel periodo 2016-2025.

L’indicatore utilizzato misura quanto la partecipazione femminile alla forza lavoro si avvicini a quella maschile. Un valore pari a 100 indica parità; valori inferiori segnalano una minore partecipazione delle donne al mercato del lavoro; valori superiori a 100 indicano invece una partecipazione femminile superiore a quella maschile.

Nel 2025 il quadro internazionale resta fortemente diseguale. La media mondiale dei paesi con dati disponibili si attesta attorno a 73,6, mentre la mediana è circa 79,1: nella maggioranza dei paesi, quindi, la partecipazione economica delle donne continua a essere sensibilmente inferiore a quella degli uomini.

I valori più bassi si concentrano soprattutto in Afghanistan, Yemen, Iraq, Siria, Iran, Algeria ed Egitto, dove il divario di genere nell’accesso o nella permanenza nel mercato del lavoro rimane molto ampio. All’estremo opposto, soltanto Burundi e Moldavia superano la soglia della parità, con una partecipazione femminile superiore a quella maschile. Seguono diversi paesi dell’Africa subsahariana – tra cui Benin, Togo, Mozambico, Nigeria, São Tomé e Príncipe, Madagascar, Repubblica del Congo, Sierra Leone e Angola – che presentano valori particolarmente elevati.

Le infografiche mostrano però anche quanto sia necessario interpretare questi dati con cautela. Un rapporto elevato non coincide automaticamente con una maggiore uguaglianza economica o con migliori condizioni lavorative. In molti paesi a basso reddito, infatti, un’alta partecipazione femminile può riflettere la necessità economica di lavorare, la diffusione dell’economia informale, dell’agricoltura familiare o di attività scarsamente retribuite e prive di protezione sociale.

L’indicatore misura esclusivamente la presenza relativa delle donne nella forza lavoro rispetto agli uomini. Non considera invece elementi fondamentali come la qualità dell’occupazione, le differenze salariali, la stabilità contrattuale, l’accesso alla protezione sociale o il peso del lavoro di cura non retribuito.

La serie evidenzia inoltre come non esista una semplice distinzione tra paesi “avanzati” e paesi “arretrati”. I paesi europei, pur registrando in molti casi valori relativamente alti, raramente raggiungono la piena parità e presentano forti differenze interne. Parallelamente, alcune economie africane mostrano rapporti molto elevati, mentre altre restano ben al di sotto della media mondiale.

Nel periodo 2016-2025 emerge un miglioramento, ma contenuto. La media globale passa da circa 72,3 a 73,6, mentre la mediana cresce da 78,2 a 79,1. La distanza tra partecipazione femminile e maschile si riduce dunque lentamente e in modo disomogeneo. In alcuni paesi – tra cui Bolivia, Guyana, Arabia Saudita, India, Nigeria e Giappone – si registrano progressi significativi; in altri, invece, il divario aumenta, come nel caso di Afghanistan, Mali, Venezuela, Camerun, Egitto, Etiopia e Iraq.

Nel loro insieme, le 14 infografiche restituiscono un quadro globale della persistente incompiutezza della parità di genere nella partecipazione economica. L’accesso delle donne al mercato del lavoro continua infatti a essere influenzato da fattori economici, sociali, culturali e istituzionali: norme sociali, disponibilità di servizi di cura, struttura produttiva, legislazione del lavoro, sicurezza, mobilità, istruzione e qualità delle opportunità occupazionali.

Ridurre il divario richiede quindi non soltanto un aumento dell’occupazione femminile, ma anche lavoro dignitoso, protezione sociale, redistribuzione del lavoro di cura e rimozione degli ostacoli che limitano l’autonomia economica delle donne.

Nota metodologica
L’indicatore utilizzato è il Ratio of female to male labor force participation rate (%) tratto dalle Gender Statistics della Banca Mondiale e basato sulle stime modellate della Organizzazione Internazionale del Lavoro. È calcolato dividendo il tasso di partecipazione femminile alla forza lavoro per quello maschile e moltiplicando il risultato per 100.

Il tasso di partecipazione alla forza lavoro misura la quota della popolazione di 15 anni e oltre economicamente attiva, cioè occupata oppure disoccupata ma disponibile e alla ricerca di lavoro. L’indicatore non misura il livello assoluto dell’occupazione femminile, né la qualità del lavoro, le differenze salariali o il lavoro non retribuito.