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Gioventù in territori a rischio: tra il reinsediamento e l’adattamento climatico nel distretto di Chòkwé, Gaza – Mozambico

Langa Alice Ananias

 

I cambiamenti climatici si manifestano ormai in modo evidente su scala globale, come dimostra l’aumento della frequenza di cicloni e inondazioni registrato negli ultimi decenni. Il Mozambico, per la sua posizione lungo la costa orientale dell’Africa australe, è particolarmente esposto a questi fenomeni naturali e rientra tra i paesi più vulnerabili, colpiti regolarmente da piene e cicloni tropicali. Tra il 2000 e il 2023, il paese è stato colpito da almeno 13 cicloni, tra cui Elinne, Gloria e Hudah (2000), Dineo (2017), Idai e Kenneth (2019), Eloise (2021) e Freddy (2023).

Le inondazioni causate da questi eventi hanno provocato circa 463.000 sfollati in tutto il territorio nazionale, oltre 700 vittime e la distruzione di circa 170.000 ettari di terreni agricoli. Nel solo distretto di Chòkwé si contano circa 1.700 persone costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. In questo scenario segnato da impatti ambientali e sociali ricorrenti, i giovani di Chòkwé si trovano ad affrontare difficoltà quotidiane legate a condizioni di vita precarie. Essi vivono un dilemma costante: da una parte, il trasferimento in altre aree può rappresentare un’opportunità di miglioramento; dall’altra, rimanere significa continuare a convivere con rischi ambientali sempre presenti.

Questa situazione è spiegabile alla luce delle specificità locali. Chòkwé è infatti caratterizzata da una forte dipendenza dall’agricoltura e da un’elevata esposizione alle piene del fiume Limpopo, che si verificano ogni anno durante la stagione delle piogge, tra ottobre e aprile.

Le inondazioni ricorrenti colpiscono soprattutto i campi agricoli, la sicurezza alimentare, le abitazioni e, più in generale, la qualità della vita delle comunità, in particolare nelle aree a bassa quota. A ciò si aggiunge la fragilità delle infrastrutture urbane e rurali, la limitata copertura della rete elettrica, il difficile accesso all’acqua potabile e la scarsità di opportunità di lavoro, fattori che contribuiscono ad aggravare la vulnerabilità socioeconomica della popolazione del distretto.

In questo contesto, le piene accentuano i dilemmi vissuti dalle comunità, in particolare dai giovani, che si trovano sempre più spesso a interrogarsi sulla possibilità di rimanere nel territorio o di intraprendere un trasferimento definitivo.

Reinsediamento: rottura dolorosa o opportunità di ricominciare

Il reinsediamento è generalmente considerato una misura estrema, adottata per rispondere ai bisogni delle popolazioni colpite da calamità naturali quando la permanenza nel luogo d’origine diventa impraticabile o eccessivamente rischiosa. Per molte famiglie, abbandonare il proprio territorio significa ricominciare da zero, interrompendo un legame profondo con memorie, tradizioni e stili di vita che costituiscono una parte essenziale dell’identità locale.

Da un lato, il reinsediamento comporta la necessità di ricostruire i legami sociali, adattarsi a nuove forme di sostentamento e affrontare conseguenze psicologiche spesso significative. Dall’altro, se adeguatamente pianificato, può rappresentare un’opportunità per garantire maggiore sicurezza, un migliore accesso ai servizi di base e nuove prospettive di sviluppo.

In questo processo, i giovani svolgono un ruolo centrale. Contribuiscono a ridurre i conflitti all’interno delle comunità attraverso il dialogo e la mediazione, raccolgono informazioni utili per l’individuazione di aree più sicure e offrono supporto alle famiglie più vulnerabili e agli anziani durante la fase di transizione. Inoltre, attraverso campagne di sensibilizzazione, informano le comunità sui rischi legati ai cambiamenti climatici e collaborano con le organizzazioni impegnate nell’attuazione di progetti di reinsediamento e adattamento.

In questo contesto, per molti giovani il reinsediamento può rappresentare un nuovo inizio, aprendo l’accesso a nuovi mercati del lavoro, a percorsi di formazione tecnica, all’istruzione, a pratiche di agricoltura sostenibile e a opportunità di imprenditorialità.

Il ruolo dei giovani nell’adattamento e nella resilienza nei territori a rischio

Nonostante le numerose difficoltà, molte comunità scelgono di rimanere nella terra in cui sono cresciute, mentre altre optano per un nuovo inizio in aree di reinsediamento. Ogni volta che Chòkwé viene colpita da gravi inondazioni, la popolazione viene evacuata e trasferita in località considerate più sicure, come Chiaquelane, Mapapa, Chivonguene e Chinhacanine.

L’arrivo di nuovi residenti nelle aree di reinsediamento rappresenta, per le comunità già insediate, un fenomeno ambivalente. Da un lato, rafforza la sicurezza collettiva e il sostegno comunitario; dall’altro, aumenta la pressione su risorse già limitate, come gli alimenti, la legna da combustibile e i materiali da costruzione. Questo processo comporta anche la necessità di rivedere decisioni e assetti precedentemente consolidati, al fine di integrare le esigenze, le idee e le pratiche portate dai nuovi arrivati.

In questo scenario, per entrambe le comunità l’adattamento diventa una vera e propria strategia di resilienza, fondata sul sapere tradizionale e sull’adozione di soluzioni semplici ma efficaci, alle quali i giovani contribuiscono in modo significativo.

Nell’ambito dell’adattamento ai cambiamenti climatici, i giovani svolgono un ruolo fondamentale attraverso una serie di attività pratiche e concrete. Essi partecipano alla costruzione di cisterne per la raccolta e lo stoccaggio dell’acqua, contribuiscono alla realizzazione di abitazioni più resistenti alle inondazioni – sostituendo le tradizionali case in canna e paglia con strutture in blocchi e coperture in lamiera zincata – e promuovono la creazione di orti destinati sia al consumo familiare sia alla vendita.

Inoltre, mettono in contatto le comunità con organizzazioni non governative come Caritas e il FIPAG (Fondo di Investimento e Patrimonio per l’Approvvigionamento Idrico), facilitando l’accesso a risorse e servizi essenziali. I giovani svolgono anche un’importante funzione informativa, diffondendo conoscenze sulla gestione dei rischi climatici alle famiglie che non hanno accesso a radio, televisione o internet.

Tra le altre iniziative, introducono tecnologie innovative come i vivai per la produzione di piantine –  ad esempio piante ornamentali e alberi da frutto – e sviluppano sistemi di allerta informali attraverso programmi di educazione ambientale nelle scuole.

Anche in assenza di infrastrutture adeguate, i giovani dimostrano una notevole capacità di organizzazione, resilienza e creatività, individuando soluzioni efficaci per aiutare le comunità a resistere e adattarsi agli effetti dei cambiamenti climatici.

Conclusione

Nel distretto di Chòkwé, la scelta tra reinsediamento e adattamento è segnata da dilemmi profondi. Trasferirsi richiede coraggio, perché implica lasciare alle spalle radici culturali e modi di vita costruiti nel corso di generazioni. Per molti giovani, tuttavia, il reinsediamento può rappresentare un nuovo inizio, aprendo l’accesso a nuovi mercati del lavoro, alla formazione tecnica, all’istruzione, all’agricoltura sostenibile e all’imprenditorialità.

Restare, d’altra parte, significa continuare a confrontarsi con il rischio delle inondazioni a ogni stagione delle piogge. Qualunque sia la scelta, i giovani svolgono un ruolo da protagonisti: guidano iniziative locali, mobilitano le comunità e propongono soluzioni creative e innovative. Sono loro a organizzare incontri, a dialogare con le autorità locali e le ONG e a introdurre pratiche adattive anche in condizioni di scarsità di energia elettrica e di opportunità occupazionali.

In questo senso, il futuro del distretto di Chòkwé di fronte ai cambiamenti climatici dipenderà non solo dalle politiche governative, ma anche dalla capacità di ascoltare, valorizzare e coinvolgere attivamente i giovani, che dimostrano una straordinaria capacità di adattamento, leadership e mobilitazione sociale.

 

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Foto Credits:  A Verdade, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons