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Principali responsabili dell’aumento delle emissioni globali di gas serra nel 2024 rispetto al 2023

Redazione

L’infografica mostra quali componenti hanno contribuito all’aumento delle emissioni globali di gas serra nel 2024 rispetto al 2023. Il totale mondiale è passato da 56.200 MtCO₂e a 57.700 MtCO₂e, confermando un nuovo massimo storico. Il grafico consente di distinguere il contributo dell’uso del suolo e quello dei principali emettitori, dei trasporti internazionali, del resto del G20 e del resto del mondo.

Il contributo più rilevante all’aumento del 2024 viene dal settore LULUCF — uso del suolo, cambiamento di uso del suolo e foreste — con +769 MtCO₂e. Questo dato indica che deforestazione, degrado degli ecosistemi, incendi e trasformazioni del territorio hanno avuto un ruolo decisivo nell’incremento annuale delle emissioni. Secondo l’UNEP, le emissioni nette globali di CO₂ da LULUCF sono aumentate del 21% nel 2024 e hanno spiegato circa il 53% dell’aumento complessivo delle emissioni globali. È però anche la categoria statisticamente più incerta, sia nei livelli assoluti sia nelle variazioni anno su anno, e il forte aumento del 2024 è stato probabilmente accentuato da condizioni climatiche sfavorevoli.

Tra i grandi emettitori, gli aumenti assoluti più consistenti si registrano in India (+165 MtCO₂e) e Cina (+126 MtCO₂e), seguite da Russia (+63,5 MtCO₂e) e Indonesia (+61,3 MtCO₂e). L’Indonesia si distingue anche per la crescita relativa più rapida tra i maggiori emettitori. Gli Stati Uniti registrano un aumento più contenuto, pari a +22,4 MtCO₂e, mentre l’Unione europea è l’unica tra i sei maggiori emettitori a ridurre le proprie emissioni nel 2024, con -58,6 MtCO₂e.

Anche altre componenti contribuiscono alla crescita globale: i trasporti internazionali aggiungono +28,7 MtCO₂e, il resto del G20 +22,0 MtCO₂e, mentre il resto del mondo contribuisce per +241 MtCO₂e. Il dato conferma che l’aumento delle emissioni non è concentrato solo nei maggiori emettitori, ma riguarda anche numerosi paesi al di fuori del G20.

Nel complesso, i membri del G20, esclusa l’Unione Africana, rappresentano circa il 77% delle emissioni globali e nel 2024 hanno aumentato le emissioni dello 0,7%. Questo conferma la centralità delle grandi economie nella traiettoria climatica globale, ma richiede una lettura equilibrata: le responsabilità cambiano a seconda che si considerino le emissioni attuali, quelle pro capite o quelle storiche accumulate nel tempo.

Il messaggio dell’infografica è quindi duplice. Da un lato, i combustibili fossili restano il principale motore strutturale delle emissioni globali: nel 2024 la CO₂ fossile è aumentata dell’1,1% e ha spiegato circa il 36% dell’incremento annuale. Dall’altro lato, l’aumento eccezionale delle emissioni da uso del suolo mostra che la lotta al cambiamento climatico non può limitarsi alla transizione energetica: deve includere anche la protezione delle foreste, il contrasto alla deforestazione, la gestione sostenibile del territorio e la riduzione degli incendi e del degrado ambientale.

Il quadro è reso più preoccupante dalla debolezza degli impegni climatici aggiornati. Nonostante l’Accordo di Parigi prevedesse la presentazione di nuovi NDC entro febbraio 2025, alla data di chiusura del rapporto UNEP solo 64 parti, responsabili del 63% delle emissioni globali, avevano presentato o annunciato nuovi contributi. Inoltre, nessun membro del G20 ha rafforzato i propri obiettivi al 2030. I nuovi impegni risultano quindi più robusti sul piano formale rispetto al passato, ma ancora insufficienti per accelerare davvero la riduzione delle emissioni.

Nota metodologica

I dati sono presenti nell’Emissions Gap Report 2025 dell’UNEP. L’infografica rappresenta il contributo all’aumento delle emissioni globali di gas serra nel 2024 rispetto ai livelli del 2023, espresso in MtCO₂e/anno.

Le categorie includono: LULUCF; i sei maggiori emettitori; i trasporti internazionali; il resto dei membri del G20; e il resto del mondo. Le stime LULUCF sono soggette a margini di incertezza più ampi rispetto alle altre fonti emissive, ma restano essenziali per comprendere la dinamica dell’aumento osservato nel 2024.