Le revisioni cumulate della crescita del PIL per il biennio 2026-2027
L’infografica mostra le revisioni cumulate della crescita del PIL per il biennio 2026-2027 rispetto all’aggiornamento del World Economic Outlook di gennaio 2026 del Fondo monetario internazionale. Le barre indicano di quanti punti percentuali le previsioni di crescita siano state riviste al rialzo o al ribasso dopo l’integrazione degli effetti del conflitto in Medio Oriente e del nuovo scenario sui prezzi dell’energia e delle materie prime.
Il dato generale è che la revisione della crescita globale appare nel complesso contenuta, ma nasconde differenze molto marcate tra gruppi di paesi. Alcuni fattori favorevoli (tra cui dazi inferiori rispetto a scenari più severi, misure di sostegno già in vigore e risultati economici migliori del previsto tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026) compensano in parte gli effetti negativi del conflitto. Tuttavia, rispetto alle previsioni formulate prima della guerra, la crescita mondiale di breve periodo viene comunque rivista al ribasso.
La distinzione decisiva è tra esportatori e importatori netti di energia. Tra gli esportatori, le revisioni sono positive o sostanzialmente neutre: l’aumento dei prezzi energetici può infatti sostenere entrate esterne, bilance commerciali e finanze pubbliche. Nel grafico, i mercati emergenti esportatori di energia registrano una revisione leggermente positiva, mentre per i paesi a basso reddito e per quelli ad alto reddito esportatori l’effetto è vicino alla neutralità o marginalmente negativo.
Il quadro cambia per gli importatori netti di energia, che subiscono revisioni al ribasso. Il peggioramento è relativamente contenuto per i mercati emergenti e per i paesi ad alto reddito importatori, ma diventa più significativo per i paesi a basso reddito, per i quali la crescita cumulata nel 2026-2027 viene rivista al ribasso di circa 0,5 punti percentuali. In queste economie, l’aumento dei prezzi di energia e alimenti pesa di più sui conti esterni, sull’inflazione, sul potere d’acquisto delle famiglie e sulla capacità dei governi di finanziare interventi compensativi.
L’impatto più pesante riguarda però i paesi direttamente colpiti dalla guerra, indicati nel grafico come Nord Africa e Medio Oriente. In questo caso la revisione della crescita cumulata arriva a circa -2 punti percentuali, segnalando che gli effetti diretti del conflitto (danni alle infrastrutture, interruzioni della produzione, difficoltà nei trasporti, calo della fiducia e aumento dell’incertezza) sono molto più gravi degli effetti indiretti subiti dal resto dell’economia mondiale.
Il messaggio centrale dell’infografica è quindi che lo shock geopolitico non colpisce tutti allo stesso modo. A livello aggregato, l’economia mondiale mostra una certa capacità di assorbimento; ma sotto la media globale emergono vulnerabilità profonde. I paesi importatori di energia, soprattutto quelli a basso reddito, e le economie situate nell’area direttamente interessata dal conflitto sono le più esposte. La trasmissione dello shock avviene attraverso prezzi più elevati dell’energia e degli alimenti, pressioni sulle valute, peggioramento delle condizioni finanziarie e riduzione dello spazio fiscale.
Nota metodologica
Le revisioni riportate sono espresse in punti percentuali e misurano la variazione cumulata della crescita del PIL nel periodo 2026-2027 rispetto alle previsioni dell’aggiornamento WEO di gennaio 2026.
Gli esportatori e gli importatori di energia sono definiti sulla base delle importazioni nette di energia nel 2022, misurate in rapporto all’uso totale di energia. I gruppi di paesi sono aggregati utilizzando pesi a parità di potere d’acquisto. Nel grafico: ME indica i mercati emergenti, PBR i paesi a basso reddito, PAR i paesi ad alto reddito e NAMO Nord Africa e Medio Oriente. Le categorie “mercati emergenti” e “paesi a basso reddito” escludono Nord Africa e Medio Oriente, che sono rappresentati separatamente come area direttamente colpita dalla guerra. Le fonti sono World Bank, World Development Indicators ed elaborazioni dello staff del Fondo monetario internazionale.
