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L’indice 2026 di incertezza dell’economia mondiale

Redazione

 

L’infografica mostra l’andamento di tre indicatori utilizzati dal Fondo monetario internazionale nel World Economic Outlook di aprile 2026 per descrivere il clima di incertezza dell’economia mondiale: il World Uncertainty Index (WUI), l’indice di incertezza delle politiche economiche e l’indice di incertezza delle politiche commerciali. Nel loro insieme, questi indicatori misurano quanto frequentemente i media e le fonti di informazione economica richiamino temi legati all’incertezza, offrendo quindi una misura indiretta ma significativa delle tensioni che attraversano il sistema globale.

Il grafico evidenzia che, dopo una lunga fase di oscillazioni tra il 2015 e il 2024, i tre indici registrano un forte aumento nel corso del 2025, raggiungendo livelli eccezionalmente elevati. Il balzo più marcato riguarda l’indice mondiale di incertezza, che supera nettamente i picchi osservati negli anni precedenti. Anche l’incertezza delle politiche economiche cresce sensibilmente, mentre l’incertezza delle politiche commerciali mostra una vera e propria impennata, segnalando come il commercio internazionale sia diventato uno dei principali canali di trasmissione delle tensioni globali.

All’inizio del 2026 l’incertezza risulta in calo rispetto ai massimi del 2025, ma resta comunque storicamente elevata. Questo è il messaggio centrale dell’infografica: il sistema economico mondiale non si trova più nel punto di massima tensione, ma continua a operare in un contesto fragile, esposto a shock geopolitici, decisioni politiche controverse e riassetti delle relazioni economiche internazionali.

Secondo il Fondo monetario, diversi fattori contribuiscono a mantenere alta l’incertezza. In primo luogo pesa la persistente instabilità in Medio Oriente, dove l’evoluzione del conflitto può rapidamente spostarsi da ipotesi di tregua a scenari di escalation. Sul fronte commerciale, restano aperte importanti incognite legate alla politica degli Stati Uniti, tra cui l’eventuale proroga dei dazi introdotti ai sensi della Section 122, la revisione obbligatoria dell’accordo Stati Uniti-Messico-Canada (USMCA) prevista per il luglio 2026 e la natura temporanea di vari accordi commerciali conclusi con altri partner, destinati in molti casi a scadere entro la fine del 2026.

L’infografica suggerisce anche che l’incertezza si inserisce in una fase di crescita globale non uniforme. Le due maggiori economie del mondo, Cina e Stati Uniti, hanno mostrato una dinamica migliore delle attese rispetto alle previsioni dell’autunno 2025, ma con squilibri interni significativi: in Cina la tenuta delle esportazioni compensa una domanda interna debole, soprattutto nel settore immobiliare; negli Stati Uniti la crescita si accompagna a una modesta espansione dell’occupazione. Nel frattempo, il commercio mondiale ha continuato a mostrare vivacità, trainato in particolare dai prodotti legati alle tecnologie digitali, ai semiconduttori e agli investimenti collegati all’intelligenza artificiale.

Nel complesso, il quadro restituito dagli indici è quello di un’economia mondiale che ha dimostrato capacità di resistenza, ma che resta esposta a rischi rilevanti. Le prospettive di medio periodo rimangono infatti frenate dalla frammentazione geoeconomica, dalle tensioni geopolitiche, dalle guerre e da problemi strutturali che limitano una crescita equilibrata. Allo stesso tempo, il rafforzamento di nuove partnership commerciali (come l’intesa tra Unione europea e Mercosur) mostra che l’incertezza può anche incentivare una riorganizzazione delle relazioni economiche internazionali, nel tentativo di rendere più resilienti le catene di approvvigionamento e i mercati.

Nota metodologica

I tre indicatori riportati nel grafico sono indici basati sull’analisi delle notizie e dell’attenzione mediatica. In particolare, essi quantificano la frequenza con cui i media fanno riferimento all’incertezza globale in generale (WUI), all’incertezza delle politiche economiche e a quella delle politiche commerciali. Il World Uncertainty Index è presentato nella serie in forma scalata (diviso per 100).

Le fonti metodologiche richiamate dal Fondo monetario internazionale sono: Ahir, Bloom e Furceri (2022) per il World Uncertainty Index; Baker, Bloom e Davis (2016) per l’indice di incertezza delle politiche economiche; Caldara e altri (2020) per l’indice di incertezza delle politiche commerciali.

L’infografica, quindi, non misura direttamente eventi economici “oggettivi”, ma il grado con cui tali eventi e i relativi rischi entrano nel dibattito pubblico e nei media, diventando un indicatore utile per interpretare il clima di instabilità che condiziona investimenti, scambi, decisioni pubbliche e aspettative degli operatori economici.