Vita e invecchiamento degli anziani: il ruolo dello Stato e della famiglia
Molti di noi stanno invecchiando, e i nostri genitori ancor più di noi. Il processo di invecchiamento e la sua inevitabilità, la cura degli anziani in tempi di rapidi cambiamenti, le ansie sia degli anziani sia dei loro figli mentre cercano di rinegoziare forme di relazione in evoluzione e di trovare soluzioni pratiche a problemi complessi meritano un’attenzione molto maggiore di quella che attualmente ricevono. Inoltre, i governi devono introdurre cambiamenti rapidi nel modo in cui i meccanismi di welfare sociale possono far fronte alle sfide poste dai mutamenti demografici. Gli anziani si trovano a fronteggiare problematiche che li mettono alla prova sia psicologicamente che fisicamente, e i sistemi sanitari pubblici dovranno dedicare enorme attenzione a questa categoria di problemi se intendono prepararsi alla crescita delle future generazioni di persone anziane. La sostenibilità economica, l’equità del sistema sanitario e l’economia dell’assistenza sono aree d’intervento chiamate a rispondere alla sfida di profonde riforme, di nuove riflessioni e di una capacità di guardare al di là della soglia dei sessant’anni di età.
Il caso dell’India
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il problema riguarda 1,47 miliardi di persone anziane in tutto il mondo, una cifra equivalente all’intera popolazione di un Paese come l’India. Ci concentreremo sull’India poiché ospita la popolazione più numerosa del pianeta. Nel 2025, la popolazione anziana indiana (di età pari o superiore a 60 anni) è stata stimata in 158,7 milioni di individui, pari all’11,1% della popolazione totale. Si prevede che questo numero raggiunga 193,4 milioni entro il 2031 e superi i 300 milioni entro il 2050, rappresentando quasi il 20% della popolazione. Entro il 2050, un indiano su cinque avrà più di 60 anni. Questa rapida crescita è determinata dalla diminuzione dei tassi di fertilità, dall’aumento dell’aspettativa di vita e dalla riduzione della povertà. Tuttavia, questo invecchiamento demografico presenta forti disparità regionali: gli Stati con indicatori di sviluppo umano più elevati mostrano aspettative di vita maggiori, come il Kerala e il Tamil Nadu nel sud del Paese. In queste regioni, la forza lavoro è soggetta a una contrazione progressiva, mentre aumentano i costi delle pensioni e dell’assistenza sanitaria. Al contrario, gli Stati settentrionali e orientali, come Bihar, Uttar Pradesh e Jharkhand, dispongono di un periodo più lungo per beneficiare del cosiddetto dividendo demografico grazie a una popolazione giovanile in crescita. L’età mediana del Kerala è di 37 anni, mentre quella del Bihar è di soli 23 anni. Inoltre, il 95% della forza lavoro indiana è impiegata nel settore informale e già affronta enormi difficoltà per garantire cibo, istruzione e alloggio alle proprie famiglie. Un aumento della popolazione anziana comporterà ulteriori pressioni economiche sia sulla sanità pubblica, sia sui nuclei familiari. Molti parlano del “dividendo della longevità”, ma questo termine potrebbe essere inappropriato per le condizioni di povertà, per la mancanza di accesso e per la scarsa disponibilità di strutture sanitarie gratuite per le famiglie a basso reddito. Il lavoro del settore informale è per sua natura estrattivo e l’invecchiamento rischia di relegare gli anziani che non riescono più a lavorare al ruolo di un “peso”. Una società progressista deve impegnarsi a garantire che gli anziani ricevano supporto e che le famiglie a basso reddito siano sostenute per offrire una vita confortevole agli anziani. Altrimenti, quando la produttività finisce, finisce anche il valore attribuito a quella persona.
Differenze rispetto ad altri Paesi
Tuttavia, il confronto con altri Paesi presenta scenari sorprendentemente diversi. Ad esempio, il Giappone, altro Paese asiatico, ha un’aspettativa di vita così alta che nel 2070 una persona su 2,6 avrà 65 anni o più, e una persona su circa 4,0 ne avrà almeno 75. In effetti, in Giappone il tasso di mortalità è superiore al tasso di natalità. Questo pone sfide complesse in termini di costi sanitari ed evoluzione dell’offerta di lavoro. Tuttavia, il Giappone negli ultimi vent’anni ha speso oltre 30 trilioni di yen (200 miliardi di dollari) in sussidi, congedi retribuiti, sostegno all’infanzia, sia per garantire che il tasso di fertilità non diminuisse rapidamente sia per prepararsi a una popolazione geriatrica in buona salute (Japanese Annual Report of the Ageing, Rapporto annuale giapponese sull’invecchiamento). L’India, al contrario, avrà bisogno di una straordinaria lungimiranza politica per iniziare a prepararsi a una popolazione geriatrica in crescita. Il Giappone ha adottato queste misure dopo essere diventato un paese ‘sviluppato’. L’India dovrà costruire strutture sanitarie geriatriche adeguate, costituire fondi pensione integrati per gli anziani e prevedere infrastrutture di sostegno e, allo stesso tempo, migliorare le condizioni di lavoro nel settore informale, soprattutto per le donne. Questa azione dovrebbe includere il congedo di maternità e paternità, i sussidi per il mantenimento dei figli, l’istruzione gratuita, l’applicazione del divieto di matrimoni infantili e la parità salariale.
Le opzioni disponibili per l’assistenza agli anziani: lo Stato, il settore privato e la famiglia
In India vive quasi un quarto della popolazione anziana mondiale; tuttavia, il dibattito pubblico sulle misure necessarie per affrontare le numerose questioni legate all’invecchiamento, quali le precarie condizioni di salute, la maggiore vulnerabilità fisica e mentale, la pressione sull’attuale sistema sanitario pubblico, il ruolo della famiglia come principale unità di assistenza immediata e quello delle istituzioni private per la cura degli anziani, rimane insufficiente. Di seguito prenderemo in esame alcuni di questi aspetti.
Geriatria e sanità pubblica
I problemi sanitari che gravano sulla popolazione anziana riguardano prevalentemente le malattie croniche. Tra queste figurano le malattie non trasmissibili (MNT), quali l’ipertensione, (che interessa tra il 43% e il 52% degli anziani), il diabete (13%-35%), le malattie cardiovascolari (35%-37%) e l’artrite o altre patologie ossee (19%-33%). La multimorbilità, ossia la presenza contemporanea di due o più patologie croniche, interessa tra il 23% e il 28% della popolazione anziana, con percentuali più elevate tra le donne e i residenti delle aree urbane.
Attualmente il settore sanitario pubblico risulta inadeguato rispetto alle esigenze della medicina geriatrica, soprattutto a causa della carenza di professionisti qualificati. L’India dispone infatti soltanto di 270 geriatri formati e registrati per portare assistenza a oltre 140 milioni di anziani, il che mette in evidenza la critica insufficienza di cure specialistiche. Anche le cure palliative e i servizi di assistenza a lungo termine sono scarsi e spesso economicamente inaccessibili. Sembrerebbe che questa sia una criticità di portata globale. A ciò si aggiungano problemi strutturali più profondi, quali la povertà, le difficoltà di sopravvivenza economica e la dipendenza finanziaria degli anziani. In India, circa il 70% degli anziani dipende economicamente da altre persone e molti continuano a lavorare anche dopo il pensionamento spinti dalla necessità economica. Vista la prevalenza dell’occupazione nel settore informale, soltanto il 29% dei lavoratori riceve una pensione regolare, per cui la maggioranza non può contare su un reddito stabile. I costi sanitari rappresentano inoltre una delle principali cause di indebitamento per le famiglie a reddito basso e medio-basso, tanto per quelle urbane quanto per quelle rurali. Un’altra causa silente di mortalità precoce è rappresentata dai problemi di salute mentale degli anziani, spesso non diagnosticati a causa dal rifiuto sociale, dell’isolamento e degli abusi familiari (il 71% dei casi noti di maltrattamenti sugli anziani riguarda le donne, particolarmente a causa dello sfruttamento economico e lo stato di abbandono). Gli anziani residenti nelle aree rurali e nelle comunità marginalizzate si trovano inoltre ad affrontare profonde disuguaglianze nell’accesso alle cure.
Nonostante gli investimenti effettuati dai governi succedutisi nel tempo, non è stato possibile stare al passo con la crescita della popolazione. Il rapporto tra domanda e offerta di servizi sanitari è sbilanciato e largamente insufficiente. Di conseguenza, lo Stato è chiamato a investire una più alta percentuale del PIL nella sanità pubblica, con una particolare attenzione alle sfide poste dai cambiamenti demografici.
I governi che si sono succeduti hanno cercato di rispondere alle crescenti esigenze assistenziali della popolazione anziana attraverso vari programmi nazionali, che includono:
Il Programma nazionale per l’assistenza sanitaria degli anziani
Il Programma è operativo nel 92% dei distretti. Fornisce servizi preventivi, di cura e riabilitativi attraverso l’assistenza sanitaria primaria e include anche attività di formazione per i caregiver. Un’iniziativa particolarmente efficace è il programma assicurativo Ayushman Bharat PM-JAY, che copre tutti i cittadini di età superiore ai 70 anni indipendentemente dal reddito, offrendo cure ospedaliere fino a 500.000 rupie all’anno. Di questo schema hanno beneficiato circa 60 milioni di anziani provenienti da 45 milioni di famiglie. Esistono inoltre numerosi programmi complementari che garantiscono l’accesso a strutture di accoglienza gestite da Organizzazioni non governative (ONG), la fornitura di dispositivi per persone con disabilità e servizi di aiuto telefonico. Nel 2007 il Governo indiano ha approvato il Maintenance and Welfare of Parents and Senior Citizens Act, una legge che offre agli anziani strumenti giuridici per ottenere sostegno dai propri familiari. La Corte Suprema dell’India ha successivamente chiarito che un figlio adulto che non si prenda cura dei propri genitori anziani può essere sfrattato da un immobile di proprietà dei genitori. I tribunali possono ordinare l’espulsione dei figli che non adempiono ai loro obblighi legali nei confronti dei cittadini anziani. (Nel 2025 la Corte Suprema si è espressa con fermezza a favore dei diritti degli anziani, ordinando lo sfratto di un figlio che aveva maltrattato i propri genitori all’interno dell’abitazione familiare).
Numerose testimonianze disponibili nei media riportano le difficoltà incontrate dagli anziani nell’accesso ai servizi sanitari pubblici. Uno dei maggiori ostacoli è costituito dal fatto che, nonostante esistano molteplici programmi di assistenza e sostegno economico, ottenerne i benefici con tempestività incontra spesso difficoltà significative.
Riportiamo a titolo di esempio alcune di queste testimonianze:
- Il fattore della “mancanza di rispetto” (uomo, 72 anni, Uttar Pradesh rurale):
«Anch’io sono andato in ospedale. Mi sono messo in fila alle sei del mattino. Il medico è arrivato alle undici. Siccome ho problemi di udito, ho domandato: “Come?”. Mi ha urlato contro: “Non ci senti con le tue orecchie? Vai a sederti dentro, tutti hanno bisogno della stessa medicina”. Sono tornato a casa. Morire è meglio che sopportare questa umiliazione.»
- Il costo della “giornata persa” (donna, 68 anni, Bihar rurale):
«Sono andata accompagnata da mia nuora. Siamo partite la mattina e rientrate la sera. Il medico mi ha misurato la pressione e mi ha detto: “Prenda questa medicina e torni tra quindici giorni”. La medicina costava 50 rupie. Ma mia nuora ha perso una giornata di lavoro, pari a 300 rupie. Andare in ospedale ci è costato 300 rupie. Per questo motivo non ci andrò più.»
Strutture private per l’assistenza geriatrica
Il settore privato dell’assistenza agli anziani in India sta evolvendo rapidamente, andando oltre il tradizionale modello delle case di riposo, per offrire una vasta gamma di servizi specializzati. Tuttavia, questa crescita si sta verificando in assenza di standard nazionali uniformi, per cui si riscontrano notevoli differenze nella qualità dell’assistenza e nel tipo di regolamentazione. Di seguito viene presentata una panoramica delle principali opzioni di assistenza privata e delle forme di supporto attualmente disponibili.
Case di riposo e residenze assistite private
Questo è il segmento più visibile del settore privato, ma presenta notevoli differenze di natura qualitativa.
All’estremità inferiore della scala si collocano le tradizionali case di riposo private (Old-age homes, OAHs), che offrono vitto e alloggio. In tali strutture la qualità dell’assistenza varia considerevolmente e dipende in larga misura dalle disponibilità economiche dell’anziano che vi risiede.
All’estremità opposta si trovano invece le moderne Comunità Residenziali per Anziani (Senior Living Communities, SLCs), che forniscono servizi più completi comprendenti alloggi, assistenza sanitaria e attività ricreative, paragonabili a comunità integrate per pensionati destinate alle famiglie più abbienti. Si tratta di un mercato in rapida crescita, valutato intorno ai 250 miliardi di rupie, che si stima possa raggiungere i 670 miliardi di rupie entro il 2030. Operatori importanti come Antara Senior Care (gruppo Max), Ashiana Housing, Columbia Pacific e Primus Senior Living stanno espandendo la propria presenza in numerose città indiane, con costi di accesso che variano approssimativamente da 6 a 30 milioni di rupie, a seconda della localizzazione e dei servizi offerti. Queste strutture di fascia alta si rivolgono principalmente ad anziani istruiti e benestanti che desiderano restare indipendenti (nell’87% dei casi) pur potendo contare su servizi di assistenza (80%). Nella maggior parte dei casi, i loro figli risiedono all’estero. Tali comunità concentrano i propri servizi sul benessere fisico, sociale ed emotivo attraverso centri per la salute, sale per hobby, attività ricreative, programmi culturali e servizi di emergenza. Una delle realtà più citate è quella di Nana Nani Homes di Coimbatore, nell’India meridionale (https://nanananihomes.in/ , letteralmente “Case dei nonni e delle nonne”).
Assistenza domiciliare
La maggior parte degli anziani preferisce continuare a vivere nella propria abitazione; si registra una tendenza all’aumento delle agenzie private che dispongono di giovani, uomini e donne parzialmente formati, disposti a convivere con gli anziani dietro pagamento di un compenso mensile. Le famiglie sono generalmente tenute a fornire vitto e alloggio. Molti giovani provenienti dalle zone rurali interrompono temporaneamente gli studi per lavorare a domicilio con queste agenzie. Tra le organizzazioni che offrono questo tipo di personale figurano Portea e Nightingales. Tuttavia, una criticità segnalata dalle famiglie riguarda spesso la limitata preparazione dei giovani operatori e la loro scarsa professionalità nella gestione dei pazienti. Inoltre, l’elevato turnover degli assistenti e i frequenti cambiamenti tendono a disorientare i pazienti, particolarmente quelli affetti da demenza.
Preso atto della grave carenza di professionisti qualificati, il governo ha avviato il programma PM-SPECIAL, allo scopo di formare di una nuova generazione di caregiver professionali specializzati nella cura degli anziani. Nel solo periodo 2023-2024 sono state formate più di 36.000 operatori in vari istituti specializzati. La formazione comprende aree quali la gestione della demenza, l’alimentazione e il supporto in caso di emergenza. Tuttavia, la domanda di caregiver specializzati continua ad essere largamente superiore all’offerta. Nelle grandi aree metropolitane esistono anche strutture mediche specialistiche che offrono una gamma di servizi che vanno dalla riabilitazione post-operatoria alle cure palliative, a costi estremamente elevati, accessibili esclusivamente alle fasce più abbienti della popolazione.
Molte agenzie private operanti nel settore non sono registrate ufficialmente, non si assumono responsabilità nei confronti dei pazienti e non sono regolamentate dal governo. Nello Stato del Maharashtra il governo sta elaborando una politica esaustiva per la regolamentazione del settore. La nuova normativa dovrebbe richiedere agli operatori di ottenere le necessarie autorizzazioni, di soddisfare standard minimi relativi alle infrastrutture e all’assistenza medica e di sottoporsi a ispezioni periodiche.
Queste imprese private non forniscono però i loro servizi alle zone rurali, a causa del basso reddito di quelle aree. L’India rurale, come molte altre regioni del Sud globale, continua a presentare serie criticità per gli anziani dovute alla scarsità e alle difficoltà di accesso ai servizi sanitari. L’emigrazione dei giovani verso i centri urbani in cerca di lavoro lascia molti anziani in condizioni di isolamento sociale e privazione materiale. Sono particolarmente evidenti le conseguenze dell’emigrazione, la perdita della trasmissione intergenerazionale delle conoscenze all’interno delle famiglie e la carenza di servizi pubblici adeguati. La popolazione anziana residente nelle aree rurali viene perciò lasciata senza un sostegno efficace tanto dallo Stato quanto dal settore privato.
Vista la situazione, il settore privato è entrato prevalentemente nel campo dell’assistenza geriatrica nelle principali aree metropolitane. Tuttavia, numerose testimonianze raccolte sui social media mostrano che, tra le classi urbane medio-alte, si sta diffondendo una crescente tendenza all’istituzionalizzazione della cura degli anziani, spesso con conseguenze sulla loro salute mentale.
«Abbiamo parlato con molti anziani in giro per l’India e la maggior parte di essi desidera invecchiare nel proprio ambiente, nella propria casa e nella propria comunità. Non desiderano trasferirsi nelle case di riposo.» (Dott.ssa Benazir Patel, Vriddha Mitra).
Una volta allontanati, gli anziani diventano dei meri simulacri di longevità: privati dei loro punti di riferimento – le famiglie e le comunità in cui sono cresciuti – sono costretti a confrontarsi con la solitudine. Vengono tenuti in vita con cibo, alloggio e vestiti ma, come è stato osservato da uno di loro, «aspettano semplicemente di morire». Tra l’altro, mentre le case di cura stanno diventando una realtà nei centri urbani, la qualità delle cure continua a dipendere in larga misura dalla capacità di spesa dell’anziano.
La famiglia come caregiver principale
Nel contesto della carenza di personale specializzato, lo Stato e il settore privato non riescono a far fronte alle responsabilità verso gli anziani con il dovuto coordinamento. Il futuro di molti anziani, specialmente di quelli che convivono con disabilità legate all’età avanzata, appare incerto. Di conseguenza, una la maggior parte dell’onere assistenziale continua a ricadere sulla famiglia, che rappresenta l’opzione immediatamente disponibile dal punto di vista economico. Tuttavia, all’interno della famiglia, la distribuzione delle responsabilità di cura è fortemente influenzata da norme sociali e culturali prevalentemente patriarcali, che attribuiscono alle donne un ruolo molto più gravoso rispetto agli uomini. Questa realtà è riscontrabile sia nelle famiglie rurali sia in quelle urbane. La soluzione economicamente più conveniente per le cure è sempre stata l’assistenza familiare. Sebbene l’urbanizzazione della popolazione femminile abbia ampliato la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, esse continuano a sostenere, al rientro a casa, il cosiddetto “doppio” o addirittura “triplo” carico di lavoro.
Gli uomini combattono per il loro sostentamento nei centri urbani, mentre le donne e gli anziani rimangono nei villaggi, dove, come già menzionato, le opportunità lavorative sono scarse e i redditi agricoli modesti. Numerose famiglie sopravvivono grazie alle rimesse inviate dai lavoratori emigrati all’estero (per esempio, nei Paesi del Golfo). Le necessità economiche e le aspirazioni dei genitori per i propri figli spesso generano profonda ansia in coloro che restano indietro a cavarsela da soli. La divisione tra aree rurali e urbane ha un elemento in comune rispetto agli anziani: sono largamente percepiti come un peso, in modo implicito, dai sistemi sociali e dalle famiglie. È tra l’altro vero che anche le famiglie non sono prive di criticità. Non solo le donne sopportano un carico sproporzionato del lavoro di cura, ma le pressioni ricadono anche sui giovani, che hanno aspirazioni differenti dalla tradizione culturale degli anziani. I mezzi di informazione riportano frequentemente episodi di maltrattamento degli anziani nell’ambito del contesto familiare, ad esempio si registrano casi di abusi fisici, psicologici ed emotivi, di sfruttamento finanziario attraverso furti, frodi e coercizioni per ottenere beni e proprietà; nonché casi di negligenza nelle cure e nella soddisfazione dei bisogni fondamentali.
Una recente notizia diffusa da NDTV, una delle principali emittenti, riporta il caso della tragica morte di un anziano del quale i quattro figli avevano venduto la casa dividendosi il ricavato, per poi abbandonarlo in strada, paralizzato e completamente privo di mezzi di sostentamento, finché non fu soccorso e ospitato gratuitamente per quattro anni da una casa di riposo. Alla sua morte, è stato cremato dal personale della struttura, poiché nessuno dei figli si era presentato per salutarlo o assistere ai riti funebri. La casa di cura si è ora rifiutata di consegnare ai figli il certificato di morte.
Infine, gli anziani meno abbienti, soprattutto nelle aree rurali, devono affrontare i disagi causati dall’esclusione digitale. Secondo le informazioni disponibili sui media, il 59% delle persone anziane non ha accesso a dispositivi digitali e meno del 20% di essi possiede competenze digitali, con conseguenti limitazioni nell’accesso ai servizi online, alle informazioni sanitarie e alle reti di protezione sociale.
Sfide sistemiche e istituzionali: il futuro
Per migliorare la condizione degli anziani in futuro sono auspicabili alcuni interventi correttivi: dal punto di vista sanitario andrebbe aumentato il numero di posti di formazione per geriatri, integrata l’assistenza geriatrica nei centri di salute primaria e la formazione degli operatori sanitari sui bisogni specifici della popolazione anziana. Ampliati i servizi di cure palliative e di assistenza a lungo termine, soprattutto nelle aree rurali. Dovrebbe essere facilitato l’accesso ai servizi sanitari pubblici gratuiti e regolato il settore privato garantendo l’effettiva attuazione della normativa.
Dalla prospettiva urbanistica andrebbero riprogettati i sistemi di trasporto pubblico per facilitare la mobilità degli anziani e andrebbe garantito che tutti gli edifici e le strutture siano a misura di anziano.
Infine, l’ampliamento della copertura pensionistica e la garanzia di una tempestiva erogazione delle pensioni ridurrebbero la vulnerabilità finanziaria e avvicinerebbero maggiormente i governi alla realtà quotidiana degli anziani. Nel lungo periodo sarà fondamentale estendere la copertura assicurativa sanitaria (come, ad esempio, Ayushman Bharat) per ridurre le spese sanitarie a carico delle famiglie. I figli e i coniugi che assistono gli anziani affrontano numerose e significative difficoltà che incidono su vari aspetti della loro vita, di cui i governi dovrebbero essere pienamente consapevoli.
Tra queste difficoltà rientrano problemi di comunicazione, spesso legati ai cambiamenti comportamentali connessi all’invecchiamento, al declino cognitivo e alle limitazioni sensoriali dei genitori anziani. I caregiver devono inoltre affrontare significative pressioni economiche dovute ai costi dell’assistenza e alla possibile riduzione del reddito, poiché molti sono costretti a lasciare o ridurre l’attività lavorativa per dedicarsi alla cura a tempo pieno.
Un’altra sfida importante riguarda la gestione dei farmaci, che richiede attenzione costante per garantire il corretto rispetto delle terapie prescritte. A ciò si aggiungono le difficoltà di trasporto, necessarie per accompagnare i genitori alle visite mediche e svolgere attività essenziali della vita quotidiana.
Le responsabilità di cura incidono anche sulla vita sociale dei caregiver, favorendo situazioni di isolamento e riducendo le occasioni di relazione e svago. Nel caso dei caregiver più giovani, l’impegno assistenziale può inoltre compromettere il percorso scolastico e lo sviluppo cognitivo, rendendo complessa la conciliazione tra studio e responsabilità familiari.
Infine, molti caregiver incontrano ostacoli nell’accesso ai programmi e ai servizi pubblici di sostegno a causa di procedure burocratiche complesse, lunghi tempi di attesa nelle strutture sanitarie pubbliche e frequenti modifiche normative nel sistema di welfare. Queste difficoltà spesso scoraggiano il ricorso alle misure di supporto disponibili e spingono le famiglie a rivolgersi al settore privato, con un ulteriore aggravio economico.
La crescita della popolazione anziana in India è una realtà demografica che richiede un’azione urgente e articolata. Sebbene una maggiore aspettativa di vita rappresenti un traguardo, essa è offuscata da fallimenti sistemici nel campo dell’assistenza sanitaria, della sicurezza sociale, del sostegno familiare e da crescenti tassi di morbilità. Affrontare queste sfide richiede uno sforzo congiunto da parte dei governi, dei decisori politici, delle comunità e delle famiglie, affinché gli anziani possano invecchiare con dignità, con un’assistenza sanitaria adeguata e con una certa stabilità finanziaria.
Le questioni legate alla cura degli anziani, ai cambiamenti demografici e alla struttura etica delle nostre società non sono semplici tendenze statistiche: sono storie umane che definiscono il nostro spirito collettivo come comunità. Più si approfondisce la letteratura disponibile, più si comprendono i numerosi muri che esistono e che sembrano insormontabili. La vita ha un termine, la morte è inevitabile; nel mezzo, cerchiamo di vivere nel miglior modo possibile. Ci sono milioni di professionisti della salute che lottano giorno e notte per sostenere i pazienti, aiutarli a guarire e a superare i periodi di malattia. Ci sono milioni di famiglie che si prendono cura dei loro anziani e dei familiari più fragili. Nelle famiglie, gran parte del lavoro di cura ricade sulle spalle delle donne; la loro dedizione viene data per scontata e il loro lavoro è sottovalutato a causa della nostra pretestuosa cecità, perché non vogliamo vedere la realtà per ciò che è.
Come possiamo costruire futuri condivisi? Come possono le famiglie rimanere unite nello spirito mentre attraversano una vita fatta di alti e bassi? Come possono governi e cittadini mantenere vive le lezioni di un passato condiviso, che si va progressivamente sfilacciando perché il presente impone così tante nuove sfide? Come sottolineano Bloom e Beard, una maggiore aspettativa di vita non dovrebbe tradursi in una crescita dei tassi di morbilità: la qualità della vita è fondamentale. Come possono giovani e anziani affrontare le nuove sfide della salute mentale, che emergono quotidianamente, perché la vita dà tanto quanto toglie? Mahatma Gandhi disse: «La grandezza di una nazione si misura da come tratta i suoi membri più deboli.» Come possono i governi essere adeguatamente sensibilizzati per dedicare a questa categoria di problemi di salute pubblica un’attenzione molto maggiore in termini di politiche e accantonamenti di bilancio? Queste sono alcune delle domande che spingono a scrivere sull’invecchiamento e sull’etica della cura.
Dobbiamo tutti contribuire a rendere questa vita migliore, più attenta e più solidale. Il potere trasformativo della cura riguarda tanto i caregiver quanto coloro che ricevono assistenza. La giustizia è intergenerazionale, inclusiva, e la trasmissione dei valori etici è fondamentale per la coesione della cittadinanza.
Foto Credits
In copertina: Kannan B, CC BY-NC-ND 2.0 Flickr.
Andy A, CC BY-NC-ND 2.0 Flickr.
Harsha K R, CC BY-SA 2.0 Flickr

