Il Laos punta tutto sull’ecoturismo
Mostrare un patrimonio naturalistico incontaminato, caratterizzato da paesaggi lussureggianti, lasciando che il visitatore si immerga e faccia esperienza di una vita a contatto con culture autoctone, che vivono in perfetta armonia con l’ambiente. Promuovere una cultura ecologica e un’educazione alla sostenibilità ambientale tra la popolazione, combattendo pratiche che contribuiscono all’inquinamento. Dare un impulso all’economia e confermare il processo di apertura ai mercati internazionali. Si articola attorno a questi elementi di natura sociale, culturale, economica e politica l’exploit dell’ecoturismo in Laos, il piccolo Paese dell’Asia sudorientale, membro dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN), caratterizzato da un sistema politico di stampo comunista, ma oggi governato da una nuova élite di giovani pronti a rivisitare e reinterpretare, in ottica moderna, la visione socialista dello Stato.
L’ecoturismo rappresenta oggi uno degli strumenti attraverso cui il Laos tenta di coniugare crescita economica, tutela ambientale e apertura internazionale. Secondo gli standard internazionali, l’ecoturismo è definito formalmente come un “viaggio responsabile nelle aree naturali che preserva l’ambiente, sostiene il benessere delle popolazioni locali e implica l’interpretazione e l’educazione sia dei visitatori sia del personale”, afferma il Global Sustainable Tourism Council (GSTC), ente mondiale di riferimento per la relativa certificazione. Questa concettualizzazione, rielaborata da enti come The International Ecotourism Society e Global Ecotourism Network, specifica che l’ecoturismo non è un semplice “viaggio nella natura”, ma è molto di più: è un segmento del turismo sostenibile rigidamente vincolato a precisi requisiti etici e operativi.
Il Global Sustainable Tourism Council declina l’ecoturismo attraverso quattro requisiti e azioni fondamentali: pianificazione a lungo termine, integrando sistemi di gestione ambientale e monitoraggio dei flussi dei visitatori, per evitare l’overtourism in ecosistemi fragili; generazione di benefici diretti e stabili per le comunità locali (come posti di lavoro equi, acquisto di beni a chilometro zero), incentivando lo sviluppo e contrastando la povertà; rispetto e valorizzazione delle tradizioni autoctone, dei beni storici e dei diritti delle popolazioni indigene; tutela della biodiversità, con drastica riduzione di pratiche inquinanti, salvaguardando e ottimizzando le risorse idriche ed energetiche.
La Repubblica Democratica Popolare del Laos è uno Stato a partito unico sin dalla sua fondazione nel 1975. Protettorato francese alla fine dell’Ottocento, il Laos ha raggiunto faticosamente l’indipendenza dal potere coloniale nel 1953, per poi essere nuovamente sconvolto dallo scoppio della guerra in Vietnam. Tra il 1959 e il 1975, il Regno del Laos è stato teatro di una “guerra per procura” tra gli Stati Uniti e il Vietnam del Nord, conclusasi con la vittoria dei comunisti laotiani e la creazione della Repubblica Popolare, saldamente nelle mani del partito comunista Pathet Lao.
Dopo anni di politiche isolazioniste, con la fine della Guerra Fredda il Laos è uscito dall’isolamento economico e diplomatico e ha ripreso i legami con l’esterno, a partire dai Paesi vicini, come la Cina. È rimasto un Paese con un’economia di sussistenza e una popolazione con un elevato tasso di povertà, e l’ingresso nell’ASEAN, nel 1997, ha permesso l’apertura di rapporti politici e commerciali con Paesi confinanti che hanno portato anche benefici economici.
Pur essendosi gradualmente aperto ai rapporti commerciali con l’estero negli ultimi anni, il piccolo Paese è stato attraversato da una crisi economica e finanziaria che ha indotto la leadership ad attuare importanti riforme per ridurre il debito pubblico, incrementare le esportazioni, creare nuove opportunità di lavoro e diminuire la dipendenza dal settore delle materie prime. L’obiettivo, espresso nel Piano nazionale di sviluppo socioeconomico per il quinquennio 2021-2025 e poi ribadito in quello che copre il periodo 2026-2030, è condurre il Laos a uscire dallo status di Paese “in via di sviluppo”, realizzando importanti trasformazioni strutturali, come ridurre le disparità tra aree urbane e aree rurali e garantire la protezione a lungo termine delle risorse naturali, considerate un asset decisivo per lo sviluppo economico.
A promuovere questo obiettivo si impegna una nuova generazione di leader: il panorama politico laotiano, infatti, attraversa una transizione generazionale — confermata dalle elezioni del febbraio 2026 — che vede l’emergere di giovani tecnocrati che, sebbene provenienti da consolidate famiglie che detengono il potere nel Partito, si presentano oggi come figure chiave, concentrate su temi come la trasformazione digitale, la modernizzazione dell’amministrazione statale e il potenziamento dell’apertura ai mercati internazionali, in particolare nel contesto dell’ASEAN e delle partnership con Cina e Vietnam.
E, grazie alla rinnovata attenzione riservata nel Paese, l’ecoturismo si staglia come una delle risorse chiave dell’economia e dello sviluppo futuro. Definito “la gemma nascosta del Sud-Est asiatico”, il Laos cerca oggi di mostrare al mondo tutto il suo splendore, presentandosi come un’intrigante destinazione per il turismo internazionale che, incoraggiato negli ultimi anni dal governo laotiano, è divenuto una parte significativa della ricchezza interna. Nel 2025 il Laos ha accolto circa 4,6 milioni di turisti punta ad attrarre oltre 43 milioni di visitatori complessivi nel prossimo quinquennio, generando così, secondo le previsioni, almeno 13 miliardi di dollari di entrate. Il Ministero del Turismo ha presentato con soddisfazione le cifre che pongono il Paese tra le mete privilegiate per viaggiatori che, da ogni parte del mondo, giungono nel Sudest asiatico, attratti soprattutto da paesaggi incontaminati e da siti di altissimo valore storico, artistico e religioso, in un ambiente profondamente buddista.
Il fenomeno ha avuto una crescita esponenziale grazie alla realizzazione del collegamento ferroviario diretto del Laos con la Cina, avviato nel 2023 e rivelatosi un mezzo di trasporto rapido e utile sia per il turismo sia per il commercio. In due anni la ferrovia ha trasportato 4 milioni di tonnellate di merci e gestito 4,1 milioni di passeggeri, raggiungendo importanti località laotiane come Vientiane, Luang Prabang, Xishuangbanna e Kunming, contribuendo, in tal modo, a dare impulso anche al settore dell’ospitalità e alle attività economiche dedicate all’accoglienza.
Tre siti di interesse universale in Laos sono stati riconosciuti dall’UNESCO come “Patrimonio dell’Umanità”: la città di Luang Prabang, il sito archeologico-religioso di Vat Phou (il più antico del Sud-Est asiatico, con influenze induiste e buddiste) e le antiche vestigia ritrovate nella “Piana delle Giare”. Un crescente interesse hanno suscitato i percorsi di trekking nelle zone montane, popolate da variopinte minoranze etniche, e gli itinerari attraverso luoghi di incommensurabile interesse naturalistico. Sviluppando il settore dell’ecoturismo e del “turismo d’avventura”, il Laos ha rafforzato il proprio appeal come destinazione al di fuori degli itinerari più comuni, attraendo flussi turistici da Europa, America e Australia, oltre che dalla Cina e da altre nazioni dell’Asia.
Un turismo che sia, da un lato, rispettoso della natura e, dall’altro, in connessione e in piena armonia con le comunità locali, è divenuto la strada maestra che il Laos ha scelto di percorrere. Nell’area protetta di Nam Ha, nel 1999, è stato lanciato il “Progetto Ecoturismo Nam Ha”, supportato dall’UNESCO, con l’obiettivo di creare un modello di turismo sostenibile che, da un lato, potesse allentare la pressione sugli ecosistemi forestali e, dall’altro, generare opportunità lavorative per le popolazioni locali. Questo progetto pilota aveva, inoltre, l’ambizione di diventare un modello replicabile in tutto il Paese.
Forte del successo del modello sperimentato a Nam Ha, il Laos ha sviluppato e introdotto già nel 2005 la “Strategia nazionale e il piano d’azione per l’ecoturismo”, che si è sviluppata e consolidata nel corso di un ventennio, acquisendo sempre maggiore capillarità ed efficacia, con l’obiettivo di rendere il Laos «una destinazione specializzata in forme di turismo sostenibile che producano benefici per la conservazione del patrimonio naturale e culturale».
Nel Paese sono nate, dunque, piccole imprese ispirate al modello di Nam Ha, nelle quali le guide e le agenzie turistiche sono gestite da persone del luogo e dove i membri delle comunità etniche si formano per diventare “eco-guide”, svolgendo un lavoro che supporta l’Unità di gestione delle aree protette del Paese. Inoltre, parte dei ricavi viene redistribuita all’interno delle comunità locali, creando un sistema capace di generare ricadute virtuose sui villaggi coinvolti nel progetto e che accolgono i visitatori.
È il capovillaggio, infatti, a gestire le relazioni con le guide e con coloro che scelgono di avventurarsi nella giungla, mettendo gli ospiti in contatto con le famiglie ospitanti. I turisti che visitano quest’area del nord del Laos praticano trekking, hiking e birdwatching, campeggiano nella foresta o percorrono il fiume in kayak, esplorando la biodiversità locale. Condividono un’esperienza di vita semplice, sobria, priva di comodità, sperimentano l’accoglienza e la condivisione e vivono un senso di comunità che acquisisce profondi significati umani e spirituali.
Vanxai Inyasone è il fondatore e direttore di “Discovering Laos”, un’agenzia turistica laotiana nata nel 2015 che organizza trekking, rafting e tour nei parchi naturali, avvalendosi di una ventina di guide locali e assistendo oltre mille turisti l’anno. L’uomo racconta a Mondopoli: «Con la nostra organizzazione Discovering Laos siamo impegnati nel nord del Laos, nella riserva naturale di Nam Ha, che esiste dal 1993 ed è stata riconosciuta come area protetta di grande valore naturalistico. Il governo laotiano ne ha disposto la protezione e la tutela come patrimonio di rilevanza nazionale e ha voluto educare anche gli abitanti dei villaggi a prendersene cura».
«Oggi – rimarca – promuovere l’ecoturismo significa rispettare e proteggere la natura, così come salvaguardare la vita delle comunità locali. In questo approccio riceviamo supporto e collaboriamo attivamente con le autorità governative, che ci hanno aiutato a stabilire rapporti di fiducia con gli abitanti dei villaggi. La relazione con queste comunità e l’immersione nella loro vita, scandita dagli antichi ritmi della natura, rappresentano una delle esperienze più apprezzate dai turisti e costituiscono un elemento determinante nel successo dei pacchetti che proponiamo».
Vanxai conferma che l’ecoturismo è una pratica sicuramente attraente: «I clienti, che provengono soprattutto dall’Europa e dalla Cina, desiderano vivere esperienze di turismo in armonia con la natura. Questo approccio ci consente anche di assicurare una forma di sostegno economico alle comunità delle aree remote: ad esempio assumiamo guide locali e offriamo loro un lavoro. Per queste persone significa avere una fonte di sostentamento sostenibile e una concreta opportunità di sviluppo. Gli abitanti dei villaggi apprezzano molto questa possibilità».
L’imprenditore conferma che i flussi turistici sono cresciuti soprattutto dalla Cina e che la richiesta principale è quella di «entrare in contatto con aree naturali incontaminate e popolazioni non ancora raggiunte dalla moderna tecnologia».
Vanxai apprezza molto la pratica del turismo sostenibile perché – spiega – «questo approccio ci aiuta a mantenere intatta la nostra cultura e il nostro territorio: proteggere la natura e la foresta significa custodire le nostre tradizioni ancestrali ma anche il futuro della nazione». Guardando al futuro, il fondatore di Discovering Laos osserva: «Crediamo che questo approccio sia importante per tutte le nazioni dell’ASEAN: rappresenta una chiave per perseguire la via dello sviluppo economico salvaguardando, al contempo, il nostro patrimonio naturale e culturale, affinché non venga alterato».
Condivide questa impostazione Jeremy Phan, direttore della ONG “Lao Conservation Trust for Wildlife” (LCTW), attiva nel Paese: «L’ecoturismo rappresenta un vastissimo potenziale, non ancora del tutto espresso qui in Laos. Sta acquisendo sempre maggiore importanza, poiché aziende e organizzazioni iniziano a riconoscerne il valore economico e sociale».
«Grazie ai suoi splendidi paesaggi – spiega Phan a Mondopoli – il Laos offre lo scenario ideale per meravigliose avventure nella natura selvaggia. Il settore si sta sviluppando e, con i giusti investimenti, una formazione adeguata e una visione di lungo periodo, potrebbe diventare un pilastro solido e sostenibile dell’economia nazionale».
Raccontando la propria esperienza nella LCTW, che tra le varie attività organizza anche tour dedicati all’osservazione della fauna selvatica, Phan riferisce di accogliere «diverse tipologie di turisti: gruppi organizzati, famiglie in viaggio e viaggiatori zaino in spalla. Grazie a esperienze guidate, i visitatori non solo si divertono, ma acquisiscono anche una maggiore consapevolezza dell’importanza della conservazione della fauna selvatica e delle sfide che il Laos si trova ad affrontare».
La LCTW collabora con agenzie di viaggio e con il Nampien Yorla Pa, rinomato eco-parco naturalistico situato nella lussureggiante area protetta di Phou Khao Khouay, a breve distanza dalla capitale Vientiane, al fine di garantire che «il turismo supporti direttamente la tutela dell’ambiente e apporti benefici concreti alle comunità locali». «Ritengo l’ecoturismo in Laos una risorsa preziosa, in quanto da un lato genera reddito e, nel contempo, sostiene la conservazione di un patrimonio naturalistico presente in un Paese ricco di biodiversità. Se sviluppato in modo responsabile, potrebbe rafforzare la reputazione internazionale del Laos come leader dello sviluppo sostenibile all’interno dell’ASEAN», osserva.
Quella dello sviluppo sostenibile è, infatti, una sfida che il Laos non può ignorare e una cornice entro cui situare lo sforzo e le strategie per promuovere l’ecoturismo. «L’inquinamento è un killer silenzioso in Laos», afferma Baburam Paudel, ricercatore presso la società olandese SNV, che supporta il Laos nello sviluppo di politiche per la sostenibilità energetica e ambientale. Il piccolo Paese del Sud-Est asiatico è rinomato per i suoi paesaggi lussureggianti, per la bellezza dei siti naturalistici e storici e per l’aria fresca e salubre. Tuttavia, negli ultimi anni, ha dovuto affrontare una grave minaccia: l’inquinamento atmosferico, con livelli allarmanti di PM2.5, il particolato fine costituito da particelle solide e liquide sospese nell’aria.
La questione dell’inquinamento – che potrebbe compromettere gli sforzi legati all’ecoturismo – emerge chiaramente nelle sue implicazioni dannose, e potenzialmente distruttive, osservando il fiume Mekong, la «grande madre», come viene definito nel Sud-Est asiatico. Si tratta di uno dei fiumi più lunghi e importanti dell’Asia (circa 4.880 chilometri), che attraversa Tibet, Cina, Myanmar, Laos, Thailandia, Cambogia e Vietnam. Arteria vitale per l’irrigazione, la pesca e il trasporto, e noto per la sua straordinaria biodiversità, il Mekong figura tuttavia anche tra i dieci fiumi più inquinati al mondo. Si tratta di uno status maturato nel corso di anni durante i quali il fiume è stato utilizzato come ricettore di scarichi industriali provenienti da oltre 210 siti situati in diversi Paesi dell’area.
Inoltre, come rileva un recente studio dello Stimson Center, negli ultimi dieci anni il Mekong, i suoi tributari e altri importanti bacini fluviali della regione hanno risentito della forte espansione dell’attività mineraria non regolamentata, che minaccia non solo la qualità delle acque ma anche la vita delle comunità indigene che legano la loro vita e il loro sostentamento alle acque del fiume.
In tale quadro, proprio perché la questione della tutela del Mekong è una di quelle che accomuna diversi paesi dell’area, «l’appartenenza all’ASEAN – nota Baburam Paudel – rappresenta un’opportunità per il Laos di mobilitare tutti i Paesi dell’Associazione attorno alla causa della salvaguardia ambientale. Condividendo risorse e competenze, i Paesi dell’ASEAN possono aprire la strada a un futuro più sano e sostenibile per tutti».
In particolare, uno dei programmi ufficiali dell’ASEAN, l’Initiative for ASEAN Integration (IAI) ha un impatto diretto sulla tutela ambientale e sullo sviluppo sostenibile, fungendo da moltiplicatore di capacità tecniche ed economiche per i paesi meno sviluppati dell’area (storicamente Cambogia, Laos, Myanmar e Vietnam, a cui si è recentemente aggiunto Timor Est). L’obiettivo cardine della IAI è colmare il divario di sviluppo all’interno dell’ASEAN e, poiché i paesi beneficiari ospitano i polmoni verdi e i bacini idrici più critici della regione, come il bacino del Mekong, supportarli significa evitare che la crescita economica distrugga l’ecosistema locale e comprometta, dunque anche strategie e progetti legati all’ecoturismo.
Pienamente inserito in questa prospettiva, il Laos si è fatto promotore di questo approccio all’interno dell’ASEAN, collaborando strettamente con l’Asia Ecotourism Network – e con il supporto accademico e finanziario dell’Economic Research Institute for ASEAN and East Asia – per definire standard condivisi in materia di sostenibilità, inclusività e qualità dell’offerta turistica.
La viceministra laotiana della Cultura e del Turismo, Darany Phommavongsa, ha affermato che questa iniziativa giunge in un momento particolarmente importante e tempestivo, poiché l’ASEAN si prepara ad attuare il Piano settoriale del turismo per il periodo 2026-2030, che mira a fare della regione un leader mondiale nel turismo di qualità e nel turismo responsabile entro il 2045.
L’applicazione dei criteri internazionali dell’ecoturismo si scontra, tuttavia, con limiti strutturali interni, criticità e ostacoli istituzionali: in primis la sovrapposizione di competenze in un sistema di governance che si presenta come fortemente centralizzato ma operativamente frammentato. Si generano, così, conflitti istituzionali per la gestione delle aree nazionali protette, ad esempio, tra il Ministero dell’agricoltura e delle foreste e il Ministero dell’informazione, della cultura e del turismo. Inoltre le agenzie locali mancano di risorse per monitorare il rispetto delle normative ambientali nelle aree d’interesse turistico. Ciò dipende essenzialmente dalla critica situazione macroeconomica, caratterizzata da un elevato debito pubblico, che si traduce nella cronica carenza di fondi statali per la gestione delle aree naturalistiche. Sicchè la maggior parte dei progetti di ecoturismo o tutela del territorio riaulta legata a finanziamenti ad hoc di partner internazionali, come la Banca Mondiale o alcune Ong; e, una volta terminati i fondi dei progetti, le strutture locali raramente riescono a mantenere gli standard che si sono impegnati a rispettare.
A livello delle linee strategiche di sviluppo, poi, il paese vive una profonda contraddizione: infatti sia le infrastrutture che incoraggiano il turismo di massa (come la linea ferroviaria Cina-Laos), sia la scelta di incentivare pratiche estrattive e l’energia idroelettrica collidono frontalmente con la filosofia biocentrica dell’ecoturismo.
Un’altra resistenza si registra proprio in quelle aree rurali remote dove si concentra il patrimonio naturale, laddove le comunità indigene mancano delle competenze linguistiche e gestionali per l’ospitalità e il turismo sostenibile. Infine le strade di accesso alle aree protette soffrono di una forte vulnerabilità ai disastri naturali (come le frane durante la stagione dei monsoni), che finiscono per isolare per mesi i progetti ecoturistici, scoraggiando investimenti privati di alto valore.
La sfida del Laos consiste oggi nel dimostrare che la crescita del turismo internazionale non debba necessariamente avvenire a scapito dell’ambiente e delle comunità locali. Il successo o il fallimento di questo percorso determinerà non solo il futuro dell’ecoturismo laotiano, ma anche la capacità del Paese di costruire un modello di sviluppo sostenibile in una delle regioni più dinamiche dell’Asia.
Foto crediti: Ein kurzer Besuch bei Freunden in Laos | Reiseblog von Lars