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Indice sull’evoluzione dei prezzi globali delle materie prime

Redazione

 

L’infografica presenta le ipotesi del Fondo monetario internazionale sull’evoluzione dei prezzi globali delle materie prime nel World Economic Outlook di aprile 2026. L’indice è costruito ponendo pari a 100 il livello del quarto trimestre 2024; valori superiori a 100 indicano quindi un aumento rispetto a quella base.

Il dato più evidente riguarda le materie prime energetiche. Rispetto alle previsioni formulate nell’ottobre 2025, indicate dalle linee tratteggiate, lo scenario di aprile 2026 incorpora un rialzo molto più marcato. Secondo l’FMI, i prezzi energetici sono attesi in aumento del 19% nel 2026, mentre sei mesi prima era prevista una lieve diminuzione. Il fattore decisivo è l’impatto del conflitto in Medio Oriente sulla produzione, sul trasporto e sulle aspettative dei mercati. In particolare, i prezzi del petrolio sono stimati in crescita del 21,4%, con un prezzo medio spot del petrolio pari a circa 82 dollari al barile. Anche il gas naturale risulta esposto a pressioni significative, perché la ripresa della produzione può essere tecnicamente più complessa e le riserve disponibili offrono margini di compensazione più limitati.

L’aumento dell’energia si trasmette anche agli alimentari, che nelle nuove proiezioni risultano più elevati di quanto stimato in precedenza. Il rialzo riflette diversi canali: maggiori costi energetici, rincari dei fertilizzanti, interruzioni delle rotte marittime e aumento dei costi di trasporto. Ne deriva un rischio particolarmente rilevante per i paesi importatori netti di cibo ed energia, dove l’aumento dei prezzi internazionali può tradursi rapidamente in inflazione interna e in maggiore pressione sui redditi delle famiglie.

Per i metalli comuni e i metalli preziosi, il grafico segnala invece una sostanziale tenuta dei guadagni registrati nel 2025. I metalli comuni restano sostenuti dalla domanda legata agli investimenti industriali, infrastrutturali e tecnologici. I metalli preziosi, rappresentati sulla scala di destra, si mantengono su livelli elevati anche per effetto del clima di incertezza geopolitica e finanziaria, che tende ad accrescere la domanda di attività considerate più sicure.

Le proiezioni dell’FMI si basano su uno scenario di riferimento relativamente circoscritto: il conflitto è ipotizzato proseguire ancora per alcune settimane, seguito da una graduale normalizzazione, con il progressivo venir meno delle interruzioni e il ritorno alla regolarità della produzione e delle esportazioni regionali entro la metà del 2026. Tuttavia, il grafico va letto alla luce di un’incertezza ancora elevata: se la durata, l’intensità o l’estensione geografica del conflitto dovessero superare le ipotesi di base, i prezzi delle materie prime potrebbero subire pressioni più forti e persistenti.

Il messaggio centrale dell’infografica è dunque che le materie prime restano uno dei principali canali attraverso cui le tensioni geopolitiche si trasmettono all’economia mondiale. Energia, alimentari e metalli incidono su inflazione, costi di produzione, bilance commerciali e sicurezza economica. Per questo, anche variazioni concentrate in pochi mercati possono avere effetti globali, soprattutto nei paesi più dipendenti dalle importazioni e con minori margini fiscali o valutari.

Nota metodologica

Le linee continue indicano le proiezioni del World Economic Outlook di aprile 2026; le linee tratteggiate mostrano le precedenti proiezioni del World Economic Outlook di ottobre 2025. L’indice è normalizzato a 2024:Q4 = 100. I metalli preziosi sono riportati sulla scala di destra. Le stime sono elaborate dallo staff del Fondo monetario internazionale e incorporano i prezzi dei future disponibili al 10 marzo 2026, assumendo che le politiche fiscali e commerciali in vigore restino sostanzialmente invariate lungo l’orizzonte di previsione.