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Le traiettorie della politica fiscale nel mondo

Redazione

L’infografica presenta le ipotesi del Fondo monetario internazionale sulla traiettoria della politica fiscale tra il 2025 e il 2030, distinguendo tra economie avanzate e mercati emergenti e paesi in via di sviluppo. I valori sono espressi in punti percentuali e indicano la variazione del saldo primario strutturale: valori positivi segnalano un miglioramento del saldo, quindi un orientamento fiscale più restrittivo; valori negativi indicano invece un peggioramento, cioè una politica fiscale più espansiva.

Nel caso delle economie avanzate, il grafico mostra un orientamento mediamente moderato. Dopo un aggiustamento positivo nel 2025, la politica fiscale è prevista sostanzialmente neutrale nel 2026, per poi tornare gradualmente più restrittiva negli anni successivi. Questo dato medio, tuttavia, nasconde differenze importanti tra paesi. Negli Stati Uniti, il rapporto tra saldo fiscale e PIL dovrebbe peggiorare nel 2026, anche per effetto del One Big Beautiful Bill Act, solo in parte compensato da maggiori entrate tariffarie. Nell’area euro, il saldo è atteso in deterioramento, in particolare per l’aumento della spesa in Germania per infrastrutture e difesa. Anche il Giappone dovrebbe registrare un ampliamento del deficit nel 2026 e mantenere una politica fiscale moderatamente espansiva fino al 2030.

Per i mercati emergenti e i paesi in via di sviluppo, il grafico indica una dinamica diversa. Dopo un peggioramento del saldo nel 2025, l’orientamento fiscale diventa progressivamente più restrittivo dal 2026 in avanti. L’aggiustamento appare graduale, ma relativamente continuo lungo l’orizzonte di previsione. Ovviamente, il dato aggregato comprende situazioni molto diverse: in Cina, ad esempio, il deficit è previsto in aumento nel 2026, prima di iniziare a ridursi nel medio periodo.

Il messaggio principale dell’infografica è che, secondo lo scenario di riferimento dell’FMI, la politica fiscale mondiale si muove verso una fase di maggiore prudenza, ma senza un consolidamento uniforme. Le economie avanzate mostrano un aggiustamento contenuto e irregolare, condizionato da spese per difesa, infrastrutture, sostegno alla crescita e misure fiscali nazionali. I paesi emergenti e in via di sviluppo, invece, sono attesi su un percorso di graduale stretta fiscale, pur in presenza di bisogni elevati di investimento, protezione sociale e stabilizzazione macroeconomica.

Questa evoluzione va letta nel contesto di un debito pubblico ancora in aumento. Secondo l’FMI, negli Stati Uniti il debito pubblico dovrebbe continuare a crescere, dal 124% del PIL nel 2025 al 142% nel 2031. Nell’area euro l’aumento sarebbe più contenuto, dall’87% al 90% del PIL. Nei mercati emergenti e nei paesi in via di sviluppo, il debito pubblico è previsto salire dal 74% del PIL nel 2025 all’86% nel 2031. Ciò segnala che, anche in presenza di aggiustamenti fiscali, la sostenibilità del debito resta una delle questioni centrali della politica economica globale.

Nota metodologica

Il saldo utilizzato dall’FMI è il saldo primario strutturale delle amministrazioni pubbliche, espresso in percentuale del PIL potenziale. Si tratta del saldo corretto per il ciclo economico, al netto dei pagamenti per interessi e depurato da altri fattori non ciclici, come variazioni dei prezzi degli asset e delle materie prime.

L’indicatore non misura quindi il deficit nominale osservato, ma l’orientamento sottostante della politica fiscale. Un aumento del saldo primario strutturale indica una stretta fiscale; una diminuzione indica un impulso fiscale espansivo. Le stime sono elaborate dallo staff del Fondo monetario internazionale.