L’andamento delle emissioni nette antropogeniche globali di gas serra
L’infografica mostra l’andamento delle emissioni nette antropogeniche globali di gas serra tra il 1990 e il 2024, suddivise per tipologia di gas. Il quadro che emerge è netto: a dieci anni dall’Accordo di Parigi, le emissioni globali continuano ad aumentare. Nel 2024 hanno raggiunto il valore record di 57,7 GtCO₂e, in crescita rispetto alle 53,7 GtCO₂e del 2020, alle 51,0 del 2010, alle 41,5 del 2000 e alle 37,8 del 1990.
Rispetto al 2023, l’aumento è stato di 1,4 GtCO₂e, pari al +2,3%. Si tratta di una crescita particolarmente elevata: superiore a quella registrata nel 2023 (+1,6%), più di quattro volte maggiore rispetto al tasso medio annuo degli anni 2010 (+0,6%) e vicina ai ritmi osservati negli anni 2000 (+2,2% l’anno). In parallelo, anche le concentrazioni atmosferiche dei principali gas serra hanno continuato a salire: nel 2024 la concentrazione di CO₂ ha raggiunto 423,9 parti per milione, mentre sono aumentate anche quelle di metano (CH₄) e protossido di azoto (N₂O). Poiché è l’accumulo di questi gas in atmosfera a determinare il riscaldamento globale, questo è il dato decisivo per valutare la distanza dagli obiettivi climatici.
La componente più importante resta il CO₂ da fonti fossili, che rappresenta circa il 69% delle emissioni globali attuali. Questa voce include soprattutto la combustione di carbone, petrolio e gas nel settore energetico, oltre ai processi industriali legati alla produzione di cemento, metalli e altri materiali. Nel 2024 le emissioni di CO₂ fossile sono ulteriormente aumentate: secondo il dataset utilizzato dall’UNEP, l’incremento è stato dell’1,1%, pari a circa 0,55 GtCO₂. La crescita è quindi significativa, anche se meno intensa rispetto all’anno precedente.
Accanto al CO₂ fossile, il grafico evidenzia il contributo degli altri gas serra. CH₄, N₂O e gas fluorurati (F-gas) rappresentano insieme circa il 24% del totale. Anche queste emissioni sono aumentate nel 2024. Tra esse, i gas fluorurati sono cresciuti più rapidamente (+3,8%), seguiti dal protossido di azoto (+0,59%) e dal metano (+0,39%). Il metano, in particolare, è oggi la seconda fonte di emissioni climalteranti dopo il CO₂ fossile ed è legato soprattutto all’agricoltura (allevamento dei ruminanti, gestione dei reflui e coltivazione del riso) ma anche alle perdite nelle attività petrolifere e del gas, alle miniere di carbone e alla gestione dei rifiuti. La sua importanza è cruciale perché il metano ha un forte impatto climatico nel breve periodo.
Un elemento centrale dell’infografica riguarda le emissioni da uso del suolo, cambiamento di uso del suolo e foreste (LULUCF). Pur restando la componente più incerta dal punto di vista statistico, nel 2024 questa voce ha avuto un ruolo decisivo nell’aumento complessivo delle emissioni. Secondo le stime considerate dall’UNEP, le emissioni nette globali di CO₂ da LULUCF sono aumentate del 21%, pari a circa 0,77 GtCO₂, e hanno contribuito a oltre la metà dell’incremento totale delle emissioni registrato nell’ultimo anno (53% del totale dell’aumento, contro il 36% attribuibile al CO₂ fossile). In altre parole, il peggioramento del 2024 non dipende solo dai combustibili fossili, ma anche dall’intensificarsi di fenomeni legati alla deforestazione, al degrado delle foreste tropicali e agli incendi nelle torbiere del Sud-est asiatico.
Nel complesso, il grafico conferma che la crisi climatica continua a essere alimentata principalmente dai combustibili fossili, che da soli, considerando estrazione, produzione e combustione, sono associati a circa 42 GtCO₂e nel 2024, cioè circa il 73% del totale. Tuttavia, mostra anche che la dinamica recente delle emissioni è influenzata in modo sempre più evidente dalle trasformazioni dell’uso del suolo e dalla pressione sugli ecosistemi terrestri. Il messaggio di fondo è quindi duplice: senza una rapida uscita dai combustibili fossili non è possibile ridurre in modo significativo le emissioni globali; ma senza fermare la deforestazione e contenere le emissioni legate al territorio, i progressi restano comunque insufficienti.
Nota metodologica
L’infografica è basata sull’Emissions Gap Report 2025 presentato a novembre del 2025 dall’UNEP. Le emissioni sono espresse in gigatonnellate di CO₂ equivalente per anno (GtCO₂e/anno) e rappresentano le emissioni nette antropogeniche globali suddivise per gas: CO₂ da fonti fossili, CH₄, N₂O, gas fluorurati e CO₂ da LULUCF (landuse, land-use change and forestry).
Le fonti utilizzate sono:
- Crippa et al. (2025) per le emissioni non-LULUCF;
- Friedlingstein et al. (2025) per le emissioni LULUCF.
Va sottolineato che le emissioni da LULUCF sono generalmente considerate le più incerte, sia nei livelli assoluti sia nelle variazioni da un anno all’altro. Questo dipende dalla complessità di misurare con precisione processi come deforestazione, degrado forestale, incendi e assorbimenti di carbonio. Nonostante tali incertezze, il dato resta essenziale per comprendere l’evoluzione recente delle emissioni globali.
