Mondo Infografiche Mondo in cifre

Le migrazioni climatiche

Redazione

Premessa: migrazioni e cambiamenti climatici

Le implicazioni dei cambiamenti climatici si stanno rivelando particolarmente gravi per le aree più povere del mondo e per i gruppi più vulnerabili della popolazione, rappresentando nuovi pericoli che si uniscono a quelli già presenti nel minacciare i progressi di sviluppo. Vari fenomeni legati ai cambiamenti climatici stanno influenzando sempre di più la mobilità delle persone in tutto il mondo e questa tendenza sembra destinata ad aumentare.

Quanto detto è vero sia per i fenomeni a insorgenza lenta (come la siccità, l’innalzamento del livello del mare, le temperature estreme…) sia per i disastri naturali improvvisi, per i quali, in diverse regioni del mondo, è previsto un aumento della frequenza e dell’intensità.

Tuttavia, raccogliere dati precisi sulle migrazioni climatiche (e sviluppare politiche a riguardo) rappresenta una grande sfida, visti i molteplici fattori che scatenano tali tipi di movimento, le relative sfide metodologiche e la mancanza di standard per la raccolta dei dati. Questo è particolarmente vero per quanto riguarda i fenomeni climatici a insorgenza lenta, poiché di solito non portano a movimenti immediati su larga scala, e perché in questi casi è particolarmente difficile isolare i fattori ambientali che motivano la decisione di migrare, in modo più o meno forzato, da altri di tipo sociale, economico, politico e di sicurezza.

Inoltre, anche se la maggior parte della mobilità nel contesto dei cambiamenti climatici avviene all’interno dei confini dei Paesi, alcune persone si spostano all’estero. Tuttavia, i dati sulle migrazioni internazionali spinte da ragioni climatiche sono ancora molto limitati, mentre esistono alcuni dati quantitativi sullo spostamento della popolazione all’interno dei Paesi.

Sfollati interni

Si stima che, nell’ultimo decennio, circa 21,6 milioni di persone in tutto il mondo sono sfollate nel loro Paese ogni anno a causa di eventi estremi legati al clima.

Come mostrato nella figura qui sotto, elaborata a partire dai dati dell’International Displacement Monitoring Center, nessuna località è immune dagli spostamenti legati ai disastri ambientali. Mentre gli sfollamenti dovuti a conflitti hanno colpito 42 Paesi del mondo nel 2020, quelli causati da disastri ambientali ne hanno colpiti 142 nello stesso anno. Inoltre, sebbene i disastri tendano a causare sfollamenti prolungati in minor misura rispetto ai conflitti, visto che gli eventi meteorologici estremi stanno diventando sempre più frequenti e gravi vi è sempre una maggiore possibilità che gli sfollamenti dovuti a calamità diventino più prolungati o portino a spostamenti ripetuti nel tempo.

Secondo l’ultimo rapporto IDMC GRID (il Report globale sugli sfollamenti interni), su un totale di 38 milioni di nuovi sfollati interni registrati nel 2021, 23,7 milioni sono stati provocati da disastri ambientali.

Più del 94% dei 23,7 milioni di nuovi sfollati legati ai disastri nel 2021 sono stati provocati da condizioni meteorologiche estreme come tempeste, inondazioni e siccità che hanno colpito l’Asia orientale e il Pacifico e l’Asia meridionale.

Alla fine del 2021, almeno 5,9 milioni di persone in 84 Paesi e Territori risultavano sfollati a causa di disastri verificatisi non solo nel 2021, ma anche negli anni precedenti.

Eventi a insorgenza lenta e proiezioni future

I rapporti Groundswell della Banca mondiale sono stati i primi nel loro genere che hanno tentato di legare gli impatti dei cambiamenti climatici a insorgenza lenta (stress idrico, fallimento delle colture, innalzamento del livello del mare) alla distribuzione futura della popolazione.

Un approccio basato su tre scenari: le future dinamiche migratorie saranno determinate da diversi fattori con vari gradi di incertezza, dai cambiamenti alle condizioni climatiche locali all’evoluzione dei cambiamenti politici, delle norme sociali o delle tecnologie. Per gestire questa incertezza, i rapporti utilizzano un approccio basato su scenari, che aiuta a esplorare potenziali futuri e pianificare diversi possibili risultati in base a come i fattori legati al clima e allo sviluppo potrebbero influenzare la migrazione climatica interna nei prossimi decenni. Vengono sviluppati tre scenari di migrazione climatica interna: lo scenario peggiore e quelli con sviluppo più inclusivo o più rispettoso del clima, combinando traiettorie di sviluppo socio-economico (Percorsi Socioeconomici Condivisi – Shared Socioeconomic Pathways, SSP) e relativo alle emissioni (Percorsi di Concentrazione Rappresentativi – Representative Concentration Pathways, RCP).

In particolare, gli scenari sono modellati combinando due SSP – SSP2 (sviluppo moderato) e SSP4 (sviluppo disuguale) — e due RCP — RCP 2.6 (basse emissioni) e RCP 8.5 (alte emissioni).

Nel complesso, i rapporti hanno stimato che i cambiamenti climatici potrebbe portare fino a 216 milioni di persone in sei regioni del mondo a spostarsi all’interno dei propri Paesi entro il 2050, se non verrà intrapresa alcuna azione urgente per ridurre le emissioni globali di gas a effetto serra e invertire la rotta dei cambiamenti climatici.

Segui i prossimi articoli su Mondòpoli-Mondo in cifre per conoscere ulteriori dettagli legati alle migrazioni climatiche, alle proiezioni regionali e sub-regionali tratte dai report Groundswell sull’Asia, l’Africa e l’America Latina.

Foto Credits: UN Somalia – CC0 1.0 Universal (CC0 1.0) Public Domain Dedication