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La libertà di stampa nel mondo

Leani Dario - Redazione

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L’indice della libertà di stampa (Press Freedom Index) è una classifica annuale di 180 Paesi del mondo compilata e pubblicata da Reporter Senza Frontiere a partire dalle risposte degli esperti a un questionario somministrato dalla stessa Organizzazione. Tale classifica si basa sul grado di libertà che hanno i giornalisti e le organizzazioni di informazione nei diversi Paesi. I criteri di valutazione utilizzati nel questionario sono: il pluralismo, l’indipendenza e l’ambiente dei media, l’autocensura, il quadro legislativo, la trasparenza e la qualità delle infrastrutture per la produzione di notizie e informazioni. I dati qualitativi sono combinati con quelli quantitativi sugli abusi e gli atti di violenza subiti dai giornalisti durante il periodo di riferimento. Il punteggio sintetico finale è più alto quanto maggiore è la libertà di stampa.

In base ai dati dell’UNESCO Observatory of Killed Journalists, tra l’inizio del 2016 e la fine del 2020, 400 giornalisti in tutto il mondo sono stati uccisi. Si tratta di una diminuzione di quasi il 20% rispetto al quinquennio precedente (2011-2015), durante il quale l’Osservatorio aveva registrato 491 omicidi. Secondo l’UNESCO, 55 giornalisti e lavoratori dei media sono stati uccisi nel 2021 in tutto il mondo, il numero più basso in oltre un decennio. Tuttavia, la tendenza al ribasso non è del tutto rassicurante: i dati raccolti dal Comitato per la protezione dei giornalisti (Committee To Protect Journalists – CPJ) mostrano che le detenzioni di giornalisti sono aumentate a livello globale. I giornalisti subiscono anche molte altre forme di violenza, incluso online, una dinamica che spinge molti di loro all’autocensura.

Il  dato generale di un decremento globale del numero di omicidi di giornalisti è in sé incoraggiante, ma la situazione varia notevolmente in base alle regioni. In particolare, Asia e Pacifico, Europa occidentale e Nord America  sono regioni in cui la situazione è peggiorata. Ancora più nel dettaglio, sia per quanto riguarda le uccisioni che le detenzioni, la maggior parte dei casi si verifica in meno di due dozzine di Paesi, mentre sono numerosi quelli in cui non vengono riportati casi di omicidio o reclusione. Inoltre, è importante ricordare che spesso, ma non sempre, le uccisioni sono perpetrate da attori non statali o si verificano in Paesi colpiti da conflitti armati.

 

L’UNESCO sottolinea con preoccupazione che l’impunità per i crimini contro i giornalisti rimane “diffusa in modo allarmante”. L’87% di tutte le uccisioni di giornalisti dal 2006 rimangono irrisolte, perché l’indagine è ancora in corso, il caso risulta irrisolto o non vengono fornite informazioni sulla procedura giudiziaria dallo Stato membro interessato. Da quando l’UNESCO ha iniziato a monitorare sistematicamente le uccisioni di giornalisti e i processi correlati nel 2006 fino al 31 dicembre 2020, un totale di 1.229 giornalisti sono stati uccisi. Di questi, solo 163 casi (13%) sono attualmente considerati risolti.

Foto Credits: ReflectionandSeeingAttribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0) attraverso Flickr