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Le nuove direttrici di sviluppo della Belt and Road Initiative nella fase post pandemia

Francescato Sara

L’ambizioso progetto cinese noto come “Belt and Road Initiative” (BRI), inaugurato nel 2013 dal presidente cinese Xi Jinping, è un vasto programma di investimenti su scala globale che punta a potenziare la connessione infrastrutturale, finanziaria e commerciale tra Cina, Africa ed Eurasia. L’iniziativa, fiore all’occhiello dell’espansione politica ed economica cinese, inserita all’interno della Costituzione della RPC, è stata fortemente ostacolata dallo scoppio della pandemia da Covid-19: la chiusura dei confini e le misure restrittive imposte dagli Stati in tutto il mondo hanno impedito la normale interazione tra i Paesi coinvolti nell’iniziativa e il libero flusso di merci e persone, provocando ritardi nei progetti relativi alla BRI già avviati in precedenza. Nel giugno 2020, il Ministero degli affari esteri cinese ha annunciato che il 60% dei progetti relativi alla BRI ha risentito delle conseguenze causate dalla pandemia e, di questi, ben il 20% è stato colpito seriamente.

Considerate le gravi ripercussioni economiche e sociali causate dalla pandemia da Covid-19, che minacciano di protrarsi anche negli anni a venire, in che modo un’iniziativa transnazionale come la Belt and Road può proseguire? Quali sono le prospettive per il suo futuro e quali le possibilità di cambiamento?

Questi quesiti hanno trovato risposta, nel novembre 2020, nell’intervento di Meng Wei, portavoce della Commissione Nazionale per la Riforma e lo Sviluppo, ente che si occupa della supervisione dei progetti relativi alla BRI. La portavoce ha confermato non solo la prosecuzione della Belt and Road Initiative, nonostante i pesanti effetti della pandemia, ma ha anche sottolineato tre nuove prioritarie vie di sviluppo per il futuro sviluppo dell’iniziativa. Esse sono: la Green Silk Road, la Health Silk Road e la Digital Silk Road. Ambiente, sanità e digitale sono i concetti chiave che caratterizzeranno la BRI negli anni a venire e ne segneranno il percorso di sviluppo.

La “Green Silk Road” 

Il tema ecologico è particolarmente sensibile in un progetto come la Belt and Road Initiative: a causa dell’ampiezza e del suo carattere trans-regionale, l’iniziativa può avere impatti ecologici molto negativi, specie negli ecosistemi più delicati, come dimostra il caso della costruzione di una diga nell’area della foresta pluviale di Batang Toru in Indonesia. L’importanza del tema ambientale a livello globale e la necessità di fornire una risposta adeguata alle numerose problematiche ad esso collegate lo hanno reso uno dei temi di rilievo dello sviluppo della BRI e, più in generale, della politica cinese.

Già nel 2012 è stato introdotto nella Costituzione del Partito comunista cinese il concetto di “civiltà ecologica”, mentre nel 2015 è stato istituito il Green Silk Road Fund (GSRF), inaugurato da aziende private cinesi e dedito al finanziamento di progetti ecologici nell’ambito della Belt and Road Initiative. Nell’aprile del 2019, il presidente cinese Xi Jinping ha sottolineato la necessità di portare avanti una “cooperazione aperta, verde e pulita”, in linea con le direttive dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’ONU. A ciò è seguito, nel 2020, l’annuncio della Cina di volere raggiungere la neutralità carbonica (o emissioni zero) entro il 2060, obiettivo che comporterebbe un taglio delle emissioni di CO2 del 90%. Il nuovo piano quinquennale 2021-2025 punta a compiere un primo passo in questa direzione e a promuovere la riduzione di combustibili fossili tra le aziende. Nel 2020, impianti cinesi di produzione energetica a carbone per un valore di 25 miliardi di dollari sono stati cancellati o dismessi.

Il progressivo aggravarsi della crisi ambientale e lo scoppio della pandemia da Covid-19 hanno accentuato la necessità di promuovere il rispetto ambientale e uno sviluppo sostenibile e la sempre maggiore rilevanza di questi ambiti nel settore economico e degli investimenti. La Cina sembra avere colto questi mutamenti e le nuove opportunità che essi prefigurano: nel 2020, infatti, gli investimenti cinesi in energie rinnovabili hanno rappresentato la parte più ampia degli investimenti nel settore energetico relativi alla BRI, circa il 57% del totale a fronte del 38% nel 2019. Sempre nello stesso anno, la produzione di pannelli fotovoltaici in Cina ha rappresentato il 70% della produzione mondiale. La RPC si è affermata anche nel mercato globale della manifattura di batterie a ioni di litio, arrivando a controllare nel 2020 l’80% della rifinitura di materiale grezzo (terre rare) e il 60% della manifattura mondiali. In questo modo, il Paese asiatico mira a emergere come una potenza ecologica nello scenario globale. Tuttavia, nonostante questi traguardi, i progetti della BRI attuati nei Paesi partecipanti sono caratterizzati da una regolamentazione ancora insufficiente, poco stringente e dedicata.

La “Health Silk Road”

Inaugurata nel 2016, la “Health Silk Road” (HSR) è ritornata al centro dei piani di sviluppo della BRI in seguito allo scoppio della pandemia da Covid-19. Essa ha messo in luce le falle nel sistema sanitario e di prevenzione di molti Paesi e l’importanza strategica dell’approvvigionamento di forniture sanitarie. La Cina ha così sfruttato l’occasione offerta dalla pandemia per rinnovare l’iniziativa della Health Silk Road e adattarla alle priorità odierne. Il tema sanitario è quindi divenuto di estrema importanza, sia per il rilancio della BRI che per la promozione dell’immagine della Cina all’estero.

Da una parte, le connessioni e le infrastrutture già realizzate con il precedente sviluppo della BRI hanno facilitato la distribuzione nel resto del mondo di materiale sanitario, come mascherine, test rapidi e ventilatori, evidenziando la dipendenza cruciale dell’Occidente dalla produzione manifatturiera cinese. Più recentemente, i corridoi della BRI sono stati fondamentali anche per la diffusione dei vaccini cinesi Sinovac e Sinopharm, soprattutto a beneficio dei Paesi emergenti e non-occidentali.

In secondo luogo, la Cina ha sfruttato le sue azioni in campo sanitario a beneficio di Paesi terzi per presentarsi al mondo non più come la nazione epicentro della pandemia, ma come la potenza che ha saputo contenere il virus e che ha aiutato concretamente molti Paesi a combatterla. A questa narrazione si collegano e si rafforzano concetti chiave della narrazione geopolitica cinese in merito alla crisi pandemica, quali quello di “condivisione di un destino comune dell’umanità” per incentivare un’azione coordinata di prevenzione della pandemia e dei vaccini come “bene pubblico globale”.

Diverse attività nel campo sanitario hanno preceduto la nascita della Health Silk Road odierna: nel 2016, il Concilio di stato della Cina, attraverso il programma Healthy China 2030, ha posto come obiettivo il raggiungimento degli standard sanitari dei Paesi sviluppati entro il 2030. Nello stesso anno è stata inaugurata la prima forma di Health Silk Road, fondata su principi quali la condivisione di informazioni e know-how sanitari, l’assistenza medica tra Paesi e la prevenzione. Nel 2017, la Cina ha siglato un memorandum d’intesa con l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per 20 milioni di dollari statunitensi per incentivare la cooperazione sanitaria e costruire un sistema sanitario più efficiente a livello globale. Nel promuovere la cooperazione sanitaria nell’ambito della Health Silk Road, la Cina ha organizzato diversi forum relativi a tale cooperazione tra Paesi: HSR Forum, China-Asean Health Forum, China-Central and Eastern European Countries Ministers Forum, China-Arab States Health Forum.

Lo scoppio della pandemia ha così reso l’esperienza e i legami maturati attraverso queste iniziative ancora più rilevanti e preziosi, consentendo alla Cina di poterli sfruttare per la definizione di una propria strategia globale sanitaria. La rinnovata iniziativa della Health Silk Road ha mutato considerevolmente le priorità tradizionali della BRI, quali la promozione della connessione infrastrutturale, del commercio senza impedimenti e dell’integrazione finanziaria.

La “Digital Silk Road” 

Lanciata ufficialmente nel 2015 all’interno del piano di connettività infrastrutturale promosso dalla BRI, la “Digital Silk Road” ha conosciuto un forte impulso nel periodo della pandemia, in seguito al diffondersi della pratica del lavoro a distanza e alla crescente domanda di dispositivi elettronici. Secondo una stima del 2018, gli investimenti legati alla Digital Silk Road hanno raggiunto i 79 miliardi di dollari e hanno interessato progetti sia a carattere locale sia trans-nazionali: per quanto riguarda i primi, la Digital Silk Road mira a promuovere l’interconnessione tra business locali e consumatori attraverso sistemi di e-commerce, tecnologia finanziaria, nonché attraverso la diffusione di app, piattaforme e sistemi hardware. A livello trans-nazionale, essa si caratterizza per la realizzazione di infrastrutture digitali quali reti 5G, centri di raccolta dati e sistemi di navigazione satellitare. In questo modo, la Digital Silk Road ha favorito l’espansione internazionale delle compagnie tecnologiche cinesi, come Alibaba, Tencent e Huawei, impegnate nella realizzazione dei principali progetti digitali relativi alla BRI sotto la supervisione del Partito Comunista, e ha rafforzato l’interconnessione digitale globale tra Pechino e i Paesi interessati dagli investimenti. Inoltre, essa gioca un ruolo fondamentale nel ridurre la dipendenza della Cina da altri Paesi leader nel campo tecnologico, come gli Stati Uniti, il Giappone e i Paesi europei, e nell’affermazione di una realtà digitale mondiale più sino-centrica. Il crescente sviluppo della Digital Silk Road è di forte rilevanza strategica, in quanto la sempre maggiore diffusione di prodotti e infrastrutture digitali fabbricati in Cina rafforza la posizione e l’influenza di Pechino in campo tecnologico e colloca il Paese in una posizione favorevole per stabilire nuovi standard per la realizzazione di infrastrutture e tecnologie di nuova generazione.

Le tre “Vie della Seta” qui analizzate sono tutte iniziative già inaugurate in precedenza, intorno agli anni 2015-16, e già comprese nella Belt and Road Initiative, ma è stato con lo scoppio della pandemia da Covid-19 che esse hanno conosciuto un rapido sviluppo e una rinnovata centralità, tanto da divenire le vie principali con cui la Cina intende dare nuovo slancio alla BRI. Lo scoppio della pandemia, sebbene abbia causato seri rallentamenti nei progetti infrastrutturali e commerciali già in atto e nelle dinamiche degli scambi commerciali, non ha decretato la fine della Belt and Road Initiative, ma un suo deciso mutamento di priorità. Ciò dimostra quanto l’ambiziosa iniziativa cinese sia dotata di vitalità e capacità di adattamento ai rapidi cambiamenti e alle opportunità sorte in quest’ultimi due anni. Ambiente, sanità, tecnologia sono i concetti su cui si fondano le nuove direttrici prioritarie per lo sviluppo della BRI e rispetto ai quali la Cina intende promuovere la propria immagine all’estero. Essi, non a caso, sono i temi decisivi che segneranno la rinascita post-pandemica globale e la ridefinizione degli equilibri e degli assetti politici ed economici globali nel prossimo futuro.

Foto Credits:

UN Geneva Attribution-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-ND 2.0), attraverso  Flickr