Algeria Opinioni

L’Algeria, al primo posto in Africa per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile

Una trappola o un barlume di speranza?

Musette Mohamed Saïb

È piuttosto curioso che la pubblicazione on-line del Rapporto volontario (RV) dell’Algeria sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS/SDGs) – presentato nel 2019 a New York – abbia generato ben poche reazioni nei dibattiti sul tema o sui mezzi d’informazione nazionali.

D’altra parte ciò non deve sorprendere particolarmente, dal momento che questa relazione sui 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile non è un documento di facile lettura.

17 Obiettivi di sviluppo sostenibileTutti i rapporti fin qui depositati dai vari paesi sono accessibili sul sito web degli Obiettivi, che offre tra l’altro l’opportunità di confrontare tra loro, sulla base di una serie di indicatori, i vari paesi che hanno depositato a loro volta le proprie relazioni.

In particolare, il Rapporto volontario sull’Algeria fa riferimento agli sforzi che devono ancora essere fatti, secondo la verifica di 226 indicatori relativi ai 169 target degli OSS/SdGs . Grazie alle risorse interne, alla fine del 2018 l’Algeria aveva soddisfatto 71 indicatori compresi nelle linee guida delle Nazioni Unite. Aggiungendo gli indicatori attuati dalle agenzie internazionali, si va oltre il centinaio di indicatori. Questa è già una performance alquanto buona, particolarmente se paragonata ad altri paesi della regione.

Il presente contributo vuole offrire una breve lettura in chiave macrosociologica sia dei risultati pubblicati dall’Algeria in ambito internazionale, sia della situazione di crisi in cui è sprofondato il paese dal febbraio 2019. Si pone un semplice quesito: la posizione occupata dall’Algeria è una trappola? o è piuttosto un barlume di speranza?

In effetti, siamo entrati in un’area di incertezza con rischi elevati da entrambi i lati, con la reale speranza di poter finalmente trovare le risorse concrete per lo sviluppo del paese con un nuovo contratto sociale. In quest’ambito qualsiasi estremismo può solo danneggiare il futuro del paese.

Come nel caso della Coppa delle nazioni africane del 2019 (CAN 2019), questa posizione nella graduatoria mondiale indica che l’Algeria possiede un ottimo potenziale per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Ma questa è cosa nota, e questa graduatoria non ne è che una conferma, sebbene ci sia ancora molta strada da fare. Poi, come in ogni competizione, è necessario potenziare costantemente i propri punti di forza e ridurre le proprie debolezze.

L’Algeria si posiziona al 53mo posto su 162 paesi del mondo, secondo il punteggio calcolato sulla base del grado di attuazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, con riferimento a 70 indicatori considerati affidabili e comparabili. Va sottolineato che l’ordine così stabilito è stato oggetto di un audit per la verifica della metodologia utilizzata. Va sottolineato che l’ordine così stabilito è stato oggetto di un audit per la verifica della metodologia utilizzata.

I paesi scandinavi (Danimarca, Svezia e Finlandia) occupano le prime tre posizioni, poi la Francia al 4°posto, l’Inghilterra al 13mo, il Giappone – primo tra i paesi asiatici – al 15mo, la Spagna al 20mo, l’Italia al 30mo, il Cile – primo tra i paesi latinoamericani – al 31mo, gli Stati Uniti al 35mo, la Cina al 40mo e la Grecia al 50mo. Secondo gli analisti, nessun paese al mondo è attualmente in grado di raggiungere i 17 obiettivi fissati per il 2030.

Anche se l’Algeria non rientra tra i primi 50 paesi del mondo, è classificata al primo posto tra i paesi mediorientali e nordafricani (Middle East and North Africa, MENA), quelli della Lega araba e i paesi africani in generale. Nel caso di questi ultimi, i paesi nordafricani sono in pole position nella graduatoria della realizzazione degli Obiettivi (Fig. 1). La Tunisia segue l’Algeria, con una piccola differenza di punti ma con uno scarto di una buona decina di posizioni in graduatoria. Al terzo posto troviamo il Marocco e poi l’Egitto. Tra i paesi della Lega araba, (Figura 2) gli Stati del Maghreb centrale (Algeria, Tunisia e Marocco) figurano in testa alla classifica, seguiti dagli Emirati Arabi Uniti e dal Bahrain, rispettivamente al 4° e al 5° posto (Fig.2).

Figura 1. Top-ten dei paesi africani secondo il punteggio mondiale

Fonte: S. Musette (2019) sulla base di dati Onu

Figura 2. Top-ten dei paesi arabi secondo la graduatoria mondiale

Fonte: S. Musette (2019) sulla base di dati Onu

Altrettanto interessante risulta la lettura dei dati sulla performance dell’Algeria (Fig. 3). Per tutti i paesi del Maghreb e del Medio Oriente si riscontra l’assenza di dati su tre Obiettivi (9, 12 e 17). Si nota poi una certa stagnazione per altri otto OSS/SDGs (2, 4, 8, 11, 13, 14, 15 e16) e un avanzamento per altri due (1 e 10).

Figura 3. Performance dell’Algeria per ciascun Obiettivo di sviluppo sostenibile

Fonte: Sachs, J. et al, (2019): 85

Una seconda lettura delle sfide connesse all’attuazione degli OSS/SDGs rivela che l’Algeria dispone di tutti i mezzi per monitorare e raggiungere i 17 Obiettivi, con diversi gradi di difficoltà. Per sei di essi (1, 4, 7, 10, 12 e 17) gli ostacoli appaiono superabili, mentre la sfida è più complessa per altri sette OSS/SDGs (3, 5, 6, 11, 13, 15, 16). Persistono infine serie difficoltà per il raggiungimento dei quattro obiettivi rimanenti (2, 8, 9 e 14)

E ora cosa fare? Un nuovo contratto sociale in prospettiva…

Questa relazione per l’Algeria rappresenta un’opportunità che sorge dal basso, perciò un barlume di speranza portato avanti da una tecnocrazia che si adopera costantemente per garantire che la società continui a funzionare, sia pure ad un ritmo condizionato dagli umori del momento.

La seconda repubblica preannuncia cambiamenti che si dovranno integrare nelle nostre pratiche quotidiane. Niente sarà più come prima. La rottura con i comportamenti del passato non ha ancora prodotto tutti gli effetti desiderati. Il regno dell’impunità (di coloro che si credono intoccabili) è agli sgoccioli. E c’è dell’altro a venire. Tutti ad un certo punto si sentiranno in dovere di contribuire, questo è un principio che deriva anche dai nostri valori.

La sociologia della fiducia (dobbiamo ritornare a G. Simmel, come riferimento per gli iniziati) è una visione sociologica secondo la quale non ci può essere una fiducia cieca tra Popolo e Stato. In ogni caso la cecità nasconde una situazione di dipendenza e quindi di dominio dei “decisori”, che distribuiscono dividendi secondo il livello di fedeltà, di docilità, di complicità ecc. In realtà, la fiducia va discussa intorno a un nuovo contratto sociale, che è il prezzo minimo di una pace sociale che non può essere comprata.

Versione originale dell’articolo