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In libreria – International Flows in the Belt and Road Initiative Context

La Belt and Road Initiative (BRI): economia, obiettivi e criticità

Redazione

La Belt and Road Initiative (BRI), nota anche come Nuova Via della Seta in richiamo all’antica rotta commerciale che dalla Cina giungeva fino in Europa, è un ambizioso progetto infrastrutturale lanciato dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013, che mira a creare uno spazio economico euroasiatico integrato. Secondo le statistiche ufficiali, nel triennio 2014-2017 la Cina ha effettuato investimenti per ben 70 miliardi di dollari in 1.400 progetti per la costruzione di infrastrutture e poli industriali. Nel solo 2016, si calcola che le imprese cinesi abbiano investito 14,35 miliardi di dollari nelle economie reali di 53 paesi coinvolti nel mega-progetto e che abbiano firmato 8.158 contratti di progetto del valore di 126 miliardi di dollari con 61 paesi, con un aumento del 36% rispetto al 2015, che rappresenta il 51,6% del valore totale dei contratti esteri.

Il sostegno finanziario alle aziende cinesi che investono nel progetto è arrivato in gran parte attraverso il Fondo per la Via della Seta istituito nel dicembre 2014 e, per i progetti infrastrutturali da attuare nei paesi coinvolti, attraverso la Banca asiatica di investimento per le infrastrutture, Asian Infrastructure Investment Bank AIIB, e la New Development Bank, creata durante il sesto summit dei BRICS. I primi tre settori che hanno raccolto il maggior numero di investimenti cinesi, dal 2013 al 2018, sono stati il settore energetico, dove gli investimenti cinesi ammontano a 114 miliardi, il settore dei trasporti, con 82 miliardi, e quello delle costruzioni, con 31 miliardi.

I due capitoli Recent Trends on Belt and Road Initiative (BRI) Research (autori: Hing Kai Chan, Faith Ka Shun Chan and David O’Brien) e The Economics of the Belt and Road Initiative (autori: Saileshsingh Gunessee and Jianmin Liu), tratti dal volume International Flows in the Belt and Road Initiative Context. Business, People, History and Geography curato da Hing Kai Chan* e pubblicato da Springer nel 2020, individuano e riassumono in modo efficace i tratti salienti, i vantaggi e le problematiche di questa iniziativa, andando ad esaminare sia gli interessi e gli obiettivi che la Cina intende perseguire, sia i cambiamenti e gli sviluppi che potrebbero interessare i paesi coinvolti.

https://it.wikipedia.org/wiki/File:Nuova_Via_Seta.svg

La BRI è un piano infrastrutturale che, con la sua ambizione e complessità, promette di cambiare l’assetto del commercio internazionale e di influire sull’equilibrio geopolitico odierno. Si snoda attraverso due vie principali: la via terrestre (Silk Road Economic Belt) che dalla Cina percorre l’Asia meridionale e centrale, arrivando a raggiungere l’Europa, e la via marittima (Maritime Silk Road) che collega il Mar Cinese Meridionale con l’Oceano Indiano, il Mediterraneo e il Pacifico Meridionale. Essa è solo l’ultima di una serie di iniziative promosse dal governo cinese volte all’apertura dell’economia verso il panorama internazionale.

Nel 1980, la cosiddetta Politica della porta aperta aveva l’obiettivo di spingere la Cina ad acquisire tecnologia e competenze dall’estero tramite l’attrazione di investimenti diretti esteri (IDE) sul territorio cinese e dare impulso all’industrializzazione basata sulla promozione delle esportazioni. Negli anni 2000, la Going Global Policy e l’entrata della Cina nell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) hanno contribuito a una maggiore apertura dell’economia cinese e all’affermazione del paese asiatico sui mercati internazionali. La terza fase, la cosiddetta Going global 2.0, coincide invece con l’avvio della BRI nel 2013 e si articola in 5 obiettivi principali:

  1. Politica di coordinamento tramite il rafforzamento dei meccanismi di scambio e dialogo sulle politiche macroeconomiche a livello intergovernativo;
  2. 2. Connessione tra le strutture amministrative e commerciali attraverso una rete infrastrutturale efficiente per connettere Asia, Europa e Africa e migliorando la comunicazione e il trasporto di merci ed energia;
  3. Promozione del commercio senza impedimenti tramite l’abbattimento delle barriere commerciali, l’agevolazione di investimenti e scambi, l’espansione delle aree commerciali, il rafforzamento della cooperazione doganale e il commercio dei servizi;
  4. 4. Integrazione finanziaria attraverso un sistema valutario stabile, rafforzando il ruolo internazionale del Renminbi e creando un sistema regionale di allerta precoce sui rischi finanziari;
  5. Incentivazione di legami e scambi tra le persone attraverso la promozione di scambi culturali tra gli studenti e il sostegno al turismo attraverso la semplificazione delle procedure di richiesta del visto.

Risulta chiaro quindi come connessione, integrazione e cooperazione siano le parole chiave del progetto e come il loro perseguimento rappresenti il punto nodale per la sua riuscita. Tuttavia, questa iniziativa non manca di incontrare serie difficoltà nella sua realizzazione a causa dei temi sensibili che interessa, come quello della sicurezza nazionale e delle differenze culturali, nonché la questione dello sfruttamento ambientale nelle zone interessate. Sebbene il progetto prometta importanti opportunità di business e la creazione di numerosi posti di lavoro, costringe dall’altro lato a prendere in considerazione numerosi aspetti politici, economici, storici, socioculturali e ambientali, al fine di evitare risultati disastrosi e il fallimento della BRI.

Ad animare questo progetto infrastrutturale vi sono due motivazioni principali: il sostegno alla crescita economica cinese e la promozione di una più ampia presenza della Cina nell’architettura economica e politica internazionale. In altre parole, la connessione infrastrutturale promossa dalla BRI rappresenta un’opportunità per esplorare nuovi partenariati e destinazioni per l’export e gli investimenti cinesi, nonché un mezzo per affermare sia gli standard e la narrazione cinesi sul panorama internazionale, sia il controllo centralizzato sul territorio nazionale.

Cruciale per l’equilibrio dell’economia cinese è mantenere stabile e sostenuta la propria crescita e per questo è fondamentale una costante “reinvenzione” del sistema industriale, attraverso il miglioramento della filiera e la gestione dell’eccesso di produzione. L’esportazione svolge così un ruolo decisivo nel meccanismo di produzione, in quanto da una parte aiuta ad assorbirne l’eccesso e dall’altra ne promuove la crescita. Tuttavia, a causa delle crisi finanziarie degli ultimi anni e della conseguente contrazione del commercio mondiale, è emerso il rischio di una seria diminuzione delle esportazioni e di un conseguente accumulo di sovraproduzione.

La BRI mira a scongiurare questo rischio, così come a porsi come soluzione per altri problemi che affliggono l’equilibrio socioeconomico cinese, quali l’invecchiamento della popolazione, l’aumento del costo del lavoro e il conseguente abbassamento dei margini di profitto delle aziende cinesi. Lo spostamento della produzione nei paesi vicini attraverso la BRI aiuterebbe a contenere l’aumento del costo della manodopera e ad alleviare anche le criticità ambientali, specie quelle legate all’inquinamento.

In ogni caso, questa iniziativa non porta con sé solo vantaggi ma anche importanti sfide e rischi. Anzitutto, vi è la difficoltà di gestire un progetto su scala così ampia: è molto facile che l’iniziativa vada incontro a costi aggiuntivi e ritardi a causa delle molteplici variabili in gioco, e, in alcuni casi, potrebbe non portare i benefici attesi. In secondo luogo, vi è il problema della gestione dei rischi, che si configurano in gran parte come criticità di tipo geopolitico, macroeconomico e della governance del sistema. È quanto mai necessario presentare modelli di progetto affidabili che sappiano incentivare la partecipazione alla BRI e convincano i paesi partner del successo dell’iniziativa. Nella fase di realizzazione vera e propria del progetto, sarà necessario tenere conto di tutte le difficoltà nell’attuare l’integrazione e connessione tra Stati, inevitabilmente ostacolata da impedimenti amministrativi, come ad esempio frontiere e barriere di tipo commerciale e finanziario. L’ultima criticità, ma non certo la meno importante, risulta essere per la Cina la sfida a superare la retorica per presentare la BRI in maniera più organica e definita. Essa, infatti, non è stata ideata a partire da un documento politico ed è quindi più una proposta che un vero e proprio piano, un’iniziativa più che una ben delineata strategia. La BRI è, per ora, soprattutto uno slogan e il rischio è che rimanga una vuota retorica di governo.

I due articoli mettono quindi bene in evidenza le caratteristiche e i possibili sviluppi della BRI e aiutano a comprendere la portata e gli obiettivi di uno dei progetti più ambiziosi e visionari da molti punti di vista. Particolarmente interessante è constatare come la BRI si dimostri essere anche uno strumento di soft-power politico flessibile, propositivo e improntato alla collaborazione, al contrario di un modello impositivo di cooperazione, che pretende un’adesione a standard economici e politici comuni, tradizionalmente associato al modello occidentale di cooperazione. Questo ci dà la misura di come la Cina aspiri a mostrarsi al mondo: come un paese “faro” per gli altri Stati coinvolti nell’iniziativa, che si adopera perché tutte le parti ne traggano vantaggio secondo la logica del mutuo beneficio.

A questo proposito è importante approfondire la natura dell’iniziativa anche sotto l’aspetto opposto e indagare le problematicità della proposta cinese, a cominciare dalla cosiddetta “trappola del debito”, con il quale la Cina vincola i paesi interessati attraverso investimenti e infrastrutture realizzati a titolo oneroso. Solo attraverso una chiara consapevolezza di tutti gli aspetti in gioco nella BRI, ivi compresi i molteplici obiettivi che la Cina intende perseguire attraverso di essa, i paesi europei coinvolti nella Nuova Via della Seta potranno cogliere appieno le opportunità di questa nuova e fruttuosa occasione, tutelando allo stesso tempo i propri interessi e la propria sovranità.