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In libreria – Linking Gender to Climate Change. Impacts in the Global South

Un volume di Shouraseni Sen Roy*

Redazione

Il principale tema di ricerca di Shouraseni Sen Roy  riguarda la climatologia e l’applicazione di strumenti informatici alla descrizione e all’analisi dei fenomeni sulla superficie terrestre, il GIS (Geographic Information System, o Sistema informativo geografico). Shouraseni Sen Roy è anche autrice di un volume pubblicato recentemente come monografia all’interno della Springer Climate, una collana interdisciplinare dedicata alla ricerca climatica. Si tratta di un testo che approfondisce, nelle sue molteplici sfaccettature, le relazioni tra cambiamenti climatici e questione di genere. Il tema non è inedito, ma solitamente è presentato con riferimento ad ambiti e paesi specifici. Invece, attraverso diversi casi studio nei continenti del Sud del mondo – Africa, Asia, America Latina e Caraibi – l’autrice prova a dar conto di quanto i cambiamenti climatici abbiano conseguenze negative sull’accesso alle risorse e alle opportunità regionali (cioè istruzione, partecipazione ai processi decisionali, sicurezza alimentare e salute), creando ostacoli che penalizzano soprattutto le donne che, conseguentemente, si debbono adattare a condizioni che cambiano per proteggere i sistemi di sostentamento locale.

L’impatto dei cambiamenti climatici si manifesta anzitutto attraverso la maggiore frequenza e intensità di ondate di caldo, alluvioni, siccità e carestie che, in contesti di maggiore vulnerabilità, povertà e mancanza di infrastrutture – tratti spesso comuni a molti paesi del Sud del mondo – producono effetti ancor più gravi sulle popolazioni e gli ecosistemi. Effetti immediatamente evidenti, come la minore produttività agricola e la maggiore insicurezza alimentare, o l’aumento dei rischi per la biodiversità e le risorse idriche che generano a loro volta problemi dovuti alla diffusione di epidemie e alle migrazioni forzate. Inoltre, per quanto gli effetti negativi possano essere distinti a seconda che siano dovuti a fenomeni naturali di breve durata (frane, alluvioni, uragani) o al degrado dell’ecosistema nel lungo periodo (come la frequenza delle calamità), in tutti i casi le donne risultano essere più vulnerabili, proprio perché maggiormente dipendenti dalle risorse naturali più danneggiate dai cambiamenti climatici.

L’autrice fa esplicito riferimento al fatto che nelle aree rurali di vari continenti del Sud del mondo normalmente proprio le donne si fanno carico della raccolta dell’acqua e del legname per le famiglie. Oggi, a causa delle trasformazioni in atto, queste sono costrette a percorrere molti più chilometri di prima per raggiungere le stesse destinazioni, esponendosi maggiormente al rischio di violenze e ad altri pericoli correlati a condizioni ambientali più avverse, come le temperature più alte. Se, poi, le donne sono costrette a impiegare più tempo nello svolgimento delle mansioni familiari a loro demandate, la conseguenza inevitabile è che finiscono col sottrarre più tempo ad altre attività, come investire nella propria istruzione.

Poiché, inoltre, le donne hanno minore spazio degli uomini per intervenire attivamente nei processi decisionali, i loro bisogni e interessi trovano anche minore rispondenza nelle scelte fatte a livello familiare, comunitario e nazionale in materia di riduzione della povertà, sicurezza alimentare e sostenibilità ambientale.

I dati presentati nel volume indicano con chiarezza la particolare esposizione di donne e bambini ai diversi rischi collegati al contesto ambientale in cui vivono: come unico esempio si prenda il caso dell’India, in cui oltre un milione di persone muoiono ogni anno per cause collegate alla pratica di bruciare combustibili solidi, come legna e carbone, per cucinare, producendo molto fumo e rilasciando all’interno delle abitazioni sostanze tossiche (come particolato e monossido di carbonio) che attaccano i polmoni. Il fatto che le donne e i bambini trascorrano gran parte del loro tempo in casa comporta che essi ne siano le principali vittime. Quel che capita in India succede, moltiplicato per quattro, nell’insieme dei Paesi in via di sviluppo, in cui quasi tre miliardi di persone bruciano combustibili solidi in casa per cucinare, riscaldarsi e illuminare gli ambienti. Al contempo, il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) segnala che nelle aree rurali asiatiche circa l’80 per cento delle donne subisce l’effetto della carenza di legna da ardere.

Il volume si compone di sette capitoli. I primi due offrono un inquadramento generale del tema. Il primo capitolo si sofferma sulle caratteristiche e le differenze geografiche del fenomeno oggetto di studio, presentando dati aggregati e analizzando le tendenze di lungo periodo, utilizzando soprattutto le informazioni raccolte negli ultimi rapporti del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC) e del World Economic Forum. Il secondo capitolo presenta e analizza la situazione attuale della disuguaglianza – in particolare di genere – all’interno e tra gli stati, sulla base degli indicatori sintetici di sviluppo, disuguaglianza ed empowerment femminile più utilizzati a livello internazionale (quali l’Indice di sviluppo umano, l’Indice di sviluppo di genere, l’Indice di disuguaglianza di genere e l’Indice globale del divario di genere). I dati secondari utilizzati dall’autrice evidenziano con chiarezza come le aree geografiche in cui si concentrano maggiormente i divari di genere siano l’Africa centrale e l’Asia meridionale e come, al contempo, le maggiori disuguaglianze di genere si riscontrino proprio nelle aree geografiche più vulnerabili ai cambiamenti climatici. Il nesso tra i due fenomeni risulta, dunque, confermato alla luce dei dati disponibili.

La seconda parte del volume, dal capitolo tre al sei, approfondisce i temi chiave che permettono di analizzare in concreto il nesso tra questione di genere e cambiamenti climatici, presentando una rassegna della letteratura e una serie di casi studio relativi al Sud del mondo riguardanti salute (capitolo tre), acqua (capitolo quattro), rifugiati climatici (capitolo cinque, che porta come esempi i casi di Darfur e Siria), resilienza e sostenibilità delle aree urbane sottoposte a crescenti pressioni migratorie (capitolo sei).

Il settimo e conclusivo capitolo si concentra sulle iniziative politiche in campo e presenta alcune raccomandazioni orientate a promuovere un approccio al gender mainstreaming (termine con cui si intende una strategia di attenta valutazione delle implicazioni per uomini e donne di ogni azione pianificata, quale che sia il settore e il livello di intervento) in materia di politiche sui cambiamenti climatici, al fine di realizzare l’uguaglianza tra i sessi e non accrescere le disuguaglianze. L’autrice lo definisce «l’approccio delle tre E», perché basato su tre parole chiave che cominciano con questa vocale: (i) elencazione (tramite dati disaggregati per genere) delle differenze nell’impatto dei cambiamenti climatici su uomini e donne, (ii) educazione delle bambine e delle ragazze, e (iii) empowerment femminile nelle politiche di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici.

Un volume agile (circa 150 pagine) che si prefigge di superare gli steccati disciplinari che spesso rendono poco comunicanti le scienze ambientali e gli studi di genere, la cui lettura può giovare a giovani, ricercatori e decisori politici.